sindrome dell'impostore

La sindrome dell’impostore colpisce ancora

Quando Valeria e io, ormai più di due anni fa, cominciammo a giocherellare con l’idea di creare un blog dedicato alla scienza e alla traduzione, avevamo ormai accumulato decine di ore di conversazione sul fatto che, entrambe, avevamo l’esigenza sicuramente professionale, ma soprattutto personale di volerci dare maggior credibilità come traduttrici. Ci sembrava infatti che, nonostante gli editori continuassero bene o male a fidarsi di noi dandoci altri libri su cui lavorare, il fatto di non esserci formate come traduttrici in modo istituzionale ci rendesse un po’ delle imbroglione, come se ogni giorno, ogni ora trascorsa a lavorare fosse in realtà un imbroglio nei confronti di persone che stavano commettendo un grosso errore e che, prima o poi, ci avrebbero smascherate per le truffatrici che in realtà siamo. Eravamo inconsapevolmente afflitte da un problema apparentemente assurdo ma nella pratica fastidioso e imbarazzante che, come scoprimmo in seguito, prende il nome di “sindrome dell’impostore”.

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