cosa ascoltare camminando - le parole degli altri

La traduttrice peripatetica

Negli ultimi mesi mi sono trovata costretta, o quantomeno “fortemente raccomandata” a camminare almeno un paio d’ore al giorno, possibilmente tutti i giorni. Come potrete immaginare, legato a questo vi è uno dei motivi per cui Valeria e io ci siamo per così dire prese una pausa dal blog, oltre alla pigrizia e agli impegni di lavoro.

Due ore non sono tante, ma se facciamo bene i conti non sono nemmeno poche: aggiunte a quelle per il sonno, i pasti, le faccende e il tempo da trascorrere in famiglia o con gli amici diventa difficile mantenere la media di 8 ore dedicate al lavoro quando, come me, si è freelance al 100 per cento. Non potendo, almeno non sempre, coinvolgere mio marito, e non riuscendo né a cucinare né a dormire camminando, mi sono quindi chiesta se, anziché sacrificare parte del tempo personale, non riuscissi a sfruttare queste due ore per lavorare.

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parole degli altri / lavorare da freelance

Tutto il mio lavoro lo porto con me

Ricordo che, da ragazzina, ero rimasta molto colpita dalla frase di Seneca «Omnia mea mecum porto» – che poi, a cercarla oggi su internet, sembra un aforisma come tanti altri (oltre ad avere diverse versioni). All’epoca, potevo avere tredici o quattordici anni e avevo appena appena iniziato ad affacciarmi al mondo delle lingue classiche, non avrei mai immaginato che quel profondo significato filosofico un giorno sarebbe diventato molto più pleonastico, trasferendosi in toto al mio modo di lavorare – pardon, modus operandi.

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