Giove, il protettore del Sistema Solare. Davvero?

Giove ha vissuto un 2016 movimentato. Avrete certamente letto della sonda Juno che da luglio, quando è arrivata nel sistema gioviano, ci sta inviando spettacolari immagini inedite del pianeta e dei suoi satelliti. A marzo, invece, lo schianto di una cometa o di un asteroide sulla sua superficie, pur passando un po’ in sordina, ha fatto tornare in auge l’idea secondo cui i pianeti giganti del Sistema Solare (Giove e Saturno in primis) agirebbero da difensori della Terra. Grazie alla loro immensa gravità, dovrebbero intercettare e deviare verso la loro superficie o verso il Sistema Solare esterno quegli asteroidi e comete di cui ancora pullula lo spazio appena oltre l’orbita di Giove, e che potrebbero altrimenti minacciare la nostra incolumità. Si ritiene che in passato l’opera di controllo esercitata dai pianeti giganti ci abbia salvato più volte da collisioni catastrofiche, potenzialmente in grado di cancellare la nostra specie. Del comportamento eroico dei giganti gassosi eravamo già stati testimoni oculari nel 1994, quando i frammenti che componevano la cometa Shoemaker-Levy sono caduti sulla superficie del pianeta gigante.

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Babilonesi scienziati – un anacronismo

Talvolta, nella vita professionale (ma anche in quella personale), succede qualcosa che ci spinge a fermarci un attimo, prendere un bel respiro e, prima di riprendere con le cose di tutti i giorni, porci un quesito “esistenziale” di qualche tipo. In un bell’articolo scritto qualche mese fa per The Atlantic, il chimico e divulgatore britannico Philip Ball, intento a raccontare una storia risalente a più di duemila anni fa, cerca quasi inconsapevolmente di rispondere a una domanda di portata incredibilmente ampia, vale a dire: che cos’è la scienza?

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