‘Utopie Eterotopie – Foucault’
- 27.26.09Utopie Eterotopie [recensione]
Non sono un grande amante dei saggi (e infatti qui ne troverete pochi) sostanzialmente per un motivo: i saggisti sono ridondanti, ampollosi, fastidiosi. Anche gli scrittori possono esserlo, ma da loro lo accetto di più: primo perché posso illudermi che non sia imperizia, bensì il loro stile; secondo perché se un libro mi fa cagare, posso mollarlo.
Nel caso dei saggi mi è più difficile assecondare la verbosità: pretendo che i saggisti siano capaci di spiegarsi nella maniera più elegante e pulita (la sintesi come pregio, siempre) e non mi va nemmeno di mollare uno che sta argomentando una costruzione logica: sono curioso, voglio arrivare al punto. Anzi, voglio che ci arrivi lui. E quindi mi frustro perché, come avrete modo di verificare voi stessi, anche i più bravi saggisti cedono alla tentazione di ribadire concetti un numero di volte esagerato; troppo per non dare sui nervi. Mi ritrovo infinite volte a pensare fra me e me: ma ‘sto pensiero non l’ha già enucleato 2 paragrafi prima? Sarà pure che vengo da un mondo analitico, ma per me, una volta basta e avanza. Non servono 5 cartelle per farmi capire, mi accontento di una frase (e se non è sufficiente, allora potrei non capire mai, e mi va bene anche così). Purtroppo però le cartelle servono ad aumentare onorari e tutto il resto.
Foucault rifugge da questa categoria di saggisti. Non starò qui a raccontarvi chi è Foucault, se non ne avete mai sentito parlare, vivete in un mondo tutto vostro, e sbagliate. Foucault è uno di quei pensatori, autori, scrittori, che riesce a scrivere un libro che si legge in meno di 1 ora e che ti innesca pensieri validi per il resto della vita. Fa parte della categoria di autori che preferisco: zero chiacchiere (e inchiostro) inutili. Zero dispersione. Le sue parole sono come frecce dritte al cuore (o al cervello, o alla panza, a seconda dell’organo che usate per pensare e a seconda dell’orario in cui lo state facendo). Stiamo parlando chiaramente di un genio, di una persona con una visione. A ripensarci, c’è da farsi venire i brividi per quanto fosse avanti Foucault. Mi viene in mente Pasolini, per parità di visione, di lungimiranza e di brividi.
Il libro è diviso in 2 parti: 1. Le eterotopie; 2. Il corpo utopico. A dire il vero questo libro non nasce come saggio, bensì come duplice conferenza radiofonica (quant’è retrò la conferenza radiofonica!). Le conferenze si tennero il 7 e il 21 dicembre 1966 nell’ambito del programma “France Culture” di Robert Valette e pare che siano state lo spunto per sviluppare Sorvegliare e Punire (1975). Da quanto ho letto ne Il corpo utopico direi che queste conferenze sono molto colloquiali, al limite dell’improvvisazione su traccia prestabilita. Giurerei che non le abbia scritte prima di andare in radio e che dunque non le abbia lette, ma non sono informato su com’è andata la faccenda.
Il libro lo consiglio senza dubbi, specialmente se, com’è successo a me pochi giorni fa, avete un viaggio Roma-Firenze in programma e non vi va di portarvi il tomazzo che state leggendo in quel momento: all’andata questo pamphlet ve lo leggete tutto d’un fiato. Poi passate tutto il giorno agli Uffizi tentando di conciliare l’esempio perfetto di eterotopia che vi si pone di fronte agli occhi e l’imperfetta utopia rappresentata dal vostro corpo. Al ritorno fate come me: rimuginate su come la vedete voi la faccenda… se lo scrivete e ce lo postate nei commenti, vi beccate un bella pe’ voi. Aggratisse.
- 07.25.09Utopie Eterotopie [pg. 44]
E’ grazie a loro, è grazie allo specchio e al cadavere che il nostro corpo non è pura e semplice utopia.
- 07.24.09Utopie Eterotopie [pg. 39]
La maschera, il segno tatuato, il trucco depositano sul corpo tutto un linguaggio: tutto un linguaggio enigmatico, tutto un linguaggio cifrato, segreto, sacro, che richiama su quel corpo la stessa violenza del dio, la potenza sorda del sacro o la vivacità del desiderio.
- 07.23.09Utopie Eterotopie [pg. 34]
Ma forse la più ostinata, la più potente di queste utopie con le quali cancelliamo la triste topologia del corpo, ce la fornisce, dal profondo della storia occidentale, il mito dell’anima.
- 07.23.09Utopie Eterotopie [pg. 32]
L’utopia è un luogo fuori da ogni luogo, ma è un luogo in cui io avrò un corpo senza corpo, un corpo bello, limpido, trasparente, luminoso, veloce, colossale nella potenza, infinito nella durata, sciolto, invisibile, protetto, sempre trasfigurato; ed è ben possibile che l’utopia prima, quella più impossibile da sradicare dal cuore degli uomini, sia proprio l’utopia di un corpo incorporeo.
- 07.22.09Utopie Eterotopie [pg. 20]
Invece l’idea di accumulare tutto, l’idea di fermare in qualche modo il tempo o, piuttosto, di farlo depositare all’infinito in un certo spazio privilegiato, l’idea di costituire l’archivio generale di una cultura, la volontà di rinchiudere in un luogo ogni tempo, ogni epoca, ogni forma e ogni gusto, l’idea di costituire uno spazio per ogni tempo, come se questo spazio potesse essere definitivamente fuori del tempo, questa è un’idea tutta moderna: il museo e la biblioteca sono delle eterotopie proprie della nostra cultura.
- 07.22.09Utopie Eterotopie [scheda]
Utopie Eterotopie, di Michel Foucault (1966)
Cronopio Editore, collana <<rasoi>>
2 saggi
pp. 59
Titolo originale:
Les hétérotopies
Les corps utopique
A cura e con un saggio di Antonella Moscati