‘Una storia di Natale non finita – Henry’

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  • 02.21.10Una storia di Natale non finita [recensione]

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    Ho conosciuto il buon O. Henry durante quegli sprazzi di prima adolescenza in cui ti capita per le mani una zia o una ex babysitter che inizia a propinarti quello che ritiene letteratura per ragazzi cresciuti. Nello specifico, la mia pusher iniziò con i racconti cosiddetti “per adulti” di Roald Dahl, che non sono roba erotica, chiaramente, ma non sono nemmeno le cose per cui è famoso, vale a dire i libri per ragazzi come “Le streghe” o “La fabbrica di cioccolato” e la nipote (compianta modella per taglie forti. Bisogna saperle, queste cose). Insomma sono i proverbiali racconti dal finale imprevisto.

    In un sottogenere letterario simile potremmo inserire il buon O. Henry, che è precedente a Dahl, è americano, s’è fatto la galera per appropriazione indebita e l’alcolismo, e questo dice un sacco di cose.

    Tutti i racconti di Henry sono uno spasso. Sono dominati da quell’umorismo critico verso la società che tanto piace agli americani, sono pieni di moralità cinica, buone intenzioni, e il fato che manda tutto a carte quarantotto all’ultimo momento, con grazia implacabile. Hanno un senso dell’umorismo che mi ricorda il contemporaneo Mark Twain, meno cattivo ma altrettanto spaccone, e anche questo la dice lunga.

    Libretto consigliatissimo, insieme alla raccolta “Memorie di un cane giallo“, consigliato anche perché queste benedette edizioni della Mattioli 1885 sono proprio carine, la carta è molto bella, le copertine sono eleganti, sono piccoli e davvero tascabili e te le puoi portare in saccoccia dovunque, così dal dentista o alla fermata dell’autobus o aspettando un compare ritardatario si può impiegare il proprio tempo con estremo diletto. Se ne possono portare addirittura due, così si è sicuri che quando uno finisce non si rimane a bocca asciutta.

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  • 02.19.10Una storia di Natale non finita [pg. 16]

    Non c’era proprio niente da fare se non buttarsi sul letto e piangere. Della fece proprio così. Il fatto suggerisce la riflessione che la vita è in effetti fatta di sospiri, lacrime e sorrisi, ma soprattutto di lacrime.

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  • 02.18.10Una storia di Natale non finita [pg. 12]

    È quel genere di giovanotto che sta dietro il banco per occuparsi di voi, vi lascia parlare per cinque minuti spiegando cosa vi serve e quando avete finito vi affida al proprietario e si allontana fischiettando.

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