‘Marcel Duchamp. La vita a credito - Marcadé’
- 24.19.10Marcel Duchamp. La vita a credito [pg. 311]
“Dopo cena Duchamp raggiungeva Nizza in autobus per andare a un club di scacchi, rincasava tardi, mentre Lydie restava sveglia ad aspettarlo; lui però non andava subito a letto: prendeva la scacchiera e si metteva a studiare le mosse di qualche partita giocata quella sera. Al mattino, appena sveglio, correva di nuovo alla scacchiera per fare le mosse che aveva elaborato durante la notte. Un giorno non riuscì a spostare i pezzi: Lydie, nottetempo, li aveva incollati alla scacchiera.” Man Ray.
- 23.8.10Marcel Duchamp. La vita a credito [pg. 220]
“Duchamp accese il motore, io scattai una prima foto, ma la velocità dei pannelli aumentava sensibilmente con il movimento centrifugo, e Duchamp si affrettò a spegnere. Per osservare a sua volta l’effetto, prese poi il mio posto accanto alla macchina fotografica e io andai dietro, per accendere il motore. La macchina ricominciò a ruotare, prima lentamente, poi sempre più vorticosa, come l’elica di un aereo. Con un sibilo acuto e lamentoso la cinghia di trasmissione si staccò avvolgendosi come un laccio ai pannelli. Ci fu una sorta di esplosione con pezzi di vetro che volavano in tutte le direzioni.” Man Ray, a proposito di Ottica di precisione.
- 23.6.10Marcel Duchamp. La vita a credito [pg. 268]
“Ovunque mi trovi, ho sempre l’impressione di essere in una sala d’attesa. È faticoso, perché il treno è sempre molto in ritardo.” M.D.
- 02.28.10Marcel Duchamp. La vita a credito [pg. 111]
“Quanto al mio soggiorno laggiù, sono deciso a trovarmi un lavoro che mi impedisca perfino di dedicarmi alla mia pittura.” M.D.
- 012.17.09Marcel Duchamp. La vita a credito [pg. 143]
“Speravo, evidentemente, che tutto ciò non avesse senso, ma, in fondo, tutto finisce per averne uno.” M.D.
- 112.16.09Marcel Duchamp. La vita a credito [pg. 119]
“Duchamp non parlava l’inglese, e il mio francese era inqualificabile. Donna [Adon Lacroix] fece da interprete, ma in realtà si svolse un intenso dialogo tra loro due. Tirai fuori un paio di vecchie racchette da tennis ed una palla, e ci mettemmo a giocare senza rete davanti alla casa. Avendo giocato a tennis su campi regolari, denominavo ogni passaggio, tanto per dire qualcosa: quindici, trenta, quarante, gioco; e ogni volta Duchamp rispondeva in inglese con lo stesso monosillabo: yes.” (Man Ray)
- 012.15.09Marcel Duchamp. La vita a credito [pg. 91]
“Mi interessava soprattutto introdurre, nella pittura, l’aspetto esatto e preciso della scienza, e questo non era stato fatto spesso o almeno non se ne parlava molto. Non era l’amore per la scienza che mi spingeva a farlo; anzi, era piuttosto il desiderio di volerla screditare, in maniera dolce, leggera e senza importanza. Ma l’ironia era sempre presente.” M.D.
- 011.30.09Marcel Duchamp. La vita a credito [pg. 79]
“Allora, il mio entusiasmo si raffreddò in modo tale che come reazione a questo comportamento, che veniva da artisti che io credevo liberi, mi impiegai. Divenni bibliotecario a Sainte-Geneviève. Feci questo gesto per sbarazzarmi di un certo ambiente, un certo atteggiamento, per tranquillizzare la mia coscienza, ma anche per guadagnarmi da vivere. Avevo 25 anni, mi avevano detto che bisognava guadagnarsi da vivere ed io lo credevo.” M.D.
- 011.20.09Marcel Duchamp. La vita a credito [pg. 74]
“Era partito come sempre da un’osservazione molto semplice: un oggetto a tre dimensioni proietta un’ombra che ne comporta soltanto due. Così egli conclude che l’oggetto a tre dimensioni deve essere a sua volta l’ombra di un altro oggetto che ne comporta quattro. È con questo spirito che ha realizzato graficamente La sposa, facendo di essa la proiezione lunare di una forma invisibile.” (Robert Lebel)
- 011.19.09Marcel Duchamp. La vita a credito [pg. 59]
“Sa, nel 1912 era giudicato abbastanza sconveniente che i quadri non si chiamassero Paesaggio, Natura morta, Ritratto o Numero tal dei tali.” M.D.