‘L'ultima provincia – Adorno’
- 89.23.09L’ultima provincia [recensione]
L’italia è la terra dei cachi. Testo geniale e drammaticamente vero: stragi impunite e intanto se famo du’ spaghi. Problemi irrisolti, però abbiamo un cuore grande così (e se famo pure ‘na tazzulell’ ‘e cafè). Perché la realtà è che la vera forza dell’Italia sono gli italiani. Pare una tautologia, ma non è così. L’italiano medio subisce un allenamento forzato fin dalla nascita e diventa furbo: si adatta a qualunque situazione, anche la più assurda. Flessibilità, fatalismo, rassegnazione, spirito di vita. L’italiano si barcamena perché sa che se puntasse i piedi non accadrebbe nulla; tanto meno se lo facessero tutti: semplicemente si fermerebbe ogni cosa. Risultato opposto. E allora inventa, improvvisa: diventa un prestigiatore; tenta di trarre il massimo dal minimo o dal nulla.
L’Italia è dunque la terra dei cachi ma anche e soprattutto la terra degli italiani e gli italiani sono la vera risorsa del paese. Non è un caso che poi ci sia la cosiddetta fuga dei cervelli: alla fine la gente si rompe i coglioni di una vita alla macchia, manco fossimo in una giungla. Anzi, forse la giungla sarebbe di più semplice gestione.
Ma perché tutto ciò? E che c’entra col libro della Adorno? Ah, boh. Sarà che adoro gli sproloqui.
- 09.22.09L’ultima provincia [pg. 160]
Alzando per la prima volta dalla culla un volto illuminato:
- Ave ‘a nasceredda napoletana! – aveva dichiarato l’Adorno; e la moglie in un ingorgo di commozione aveva fatto cenno di sì.Mi fu spiegato che <<nasceredda>> significa <<nasino>>, che <<napoletano>> significa <<napoletano!>> il che non bastò a chiarirmi le ragioni di tanta esultanza.
- 09.21.09L’ultima provincia [pg. 108]
In casa, se accennava al viaggio, lo faceva come se dentro di sé discutesse da tempo con un immaginario nemico. <<Io alle cinque sono in macchina>> dichiarava in tono di minaccia. <<Chi c’è c’è e chi non c’è… lo lasso>>. E rivolto alla moglie, ma alludendo a Concetta, <<Se idda s’ave a fare lo scignò>> ripeteva piccato <<meglio che non si cucca!>>. Concetta, da anni, si era tagliata i capelli, ma poiché non aveva perso il vizio di farsi aspettare, l’Adorno fingeva di ignorarlo e ogni volta che essa tardava, qualunque fosse il motivo, <<e doppo che s’ave a fare lo scignò!>> commentava spazientito. <<Vossia cu’ chissu scignò!>> ribatteva lei con un gesto sgraziato, di stizza, che non bastava a nascondere un fondo di lusinga.
- 09.20.09L’ultima provincia [pg. 107]
Il capitano dei carabinieri decise che era affare suo: ci pregò di seguirlo e si lanciò di fianco sulla folla dei contadini, intimando negli orecchi che si trovava a portata: – Fate passare! Largo! – L’effetto non gli dovette sembrare soddisfacente, perché si mise presto ad accompagnare le parole con colpi di gomito nei polmoni a quelli che gli si paravano davanti. Colpi che, nonostante la sua vezzosa bocchina, dovevano essere robusti, a giudicare dalla prontezza rabbiosa con cui gli si rivoltavano i contadini. Appena vedevano di chi si trattava, i colpiti ricacciavano in gola le parole d’insulto e con occhi sfavillanti di collera ci guardavano passare, frettolosi di richiudersi sulla nostra fila indiana. Il sindaco, che veniva per ultimo, si prese di rimando qualche anonimo colpo, in silenzio anche lui.
- 09.19.09L'ultima provincia [pg. 78]
La bicicletta è, per gli Adorno, uno strumento di morte e chi lo usa, anche se sopravvive, dimostra di avere in tale sprezzo la salute e la vita, che diventa degno di tutta la riprovazione.
- 09.18.09L’ultima provincia [pg. 60]
La domenica era un giorno diverso: la <<pasta c’a sassa>> diventava <<c’u sugu>> e i familiari parlavano. <<La facisti ‘a pasta c’u sugu?>>, <<Com’è la pasta?>>, <<C’u sugu!>>; <<… sugu>>; <<Che c’è di più buono al mondo della pasta c’u sugu?>> concludeva sempre qualcuno guardando gli altri con la bocca arancione.
- 09.17.09L'ultima provincia [pg. 51]
Gli ospiti sono così divisi in quelli con cui si può mangiare in pigiama e tacere, prerogativa che dà ai pranzi fra i parenti l’aspetto di mense di forzati, e in quelli per cui bisogna vestirsi e parlare, considerati <<sfacennamento>>, questi ultimi, anche nel caso, rarissimo, che siano graditi.
- 09.16.09L’ultima provincia [pg. 44]
<<Gastaldi, mi dispiace, le abbiamo rovinato la domenica…>> gli dicevo intensamente o, trovandolo più volte in un giorno ritto accanto alla macchina in fondo alla scala, <<Gastaldi, sempre lei! ma perché non si fa dare un sostituto con cui alternarsi?>>. <<Se ci dici così>> mi spiegò finalmente il Prefetto facendo in me quella luce che non aveva fatto Marx <<questo pensa che abbiamo qualcuno da metterci e che lo vogliamo mandare in pensione: tanto più che sta facendo di tutto per restare>>.
- 09.15.09L'ultima provincia [pg. 43]
In lui deferenza e rispetto avevano forme morbose: ed erano autentici.
- 09.14.09L'ultima provincia [pg. 37]
Il concetto di <<munnizzaru>> si allarga alla Sicilia intera, per restringersi idealmente alla propria città, sublimarsi nella propria parentela. Le cugine sono la <<munnizza>> ideale: forti di questa consapevolezza e paghe di rappresentare la possibilità di non dividere la casa del nonno, crescono senza preoccuparsi di piacere, superando bruttezze senza speranza.