‘La solitudine del maratoneta – Sillitoe’
- 010.4.09La solitudine del maratoneta [pg. 158]
Mi sono chiesto un’infinità di volte che cosa sia, ma non riesco mai a trovare una risposta anche se me ne sto seduto ad arrovellarmi per ore intere, cosa che non faccio, devo ammettere, benché sia elegante dire che lo faccio.
da Sabato pomeriggio
- 010.3.09La solitudine del maratoneta [pg. 137]
Era meraviglioso ciò che potevano fare quattro penny, se eri tanto buono da metterli al posto giusto: ma io non lo sono, pensò lui, perché quattro penny avrebbero anche comprato un fascio di fumetti o due stecche di cioccolato o ti avrebbero concesso due spettacoli al cinema di terza o quarta visione o quattro giri sulle giostre della fiera, e la divisione, l’ampia, buia trincea odorosa di terra che divideva il bene dal male era piena delle ferite dell’infelicità.
da L’Arca di Noé
- 010.1.09La solitudine del maratoneta [pg. 72]
E allora lo colpirò dove fa molto male, e lui farà tutto il possibile per vendicarsi, per rendermi pan per focaccia, anche se io ci proverò più gusto perché colpisco per primo, e perché lo sognavo da più tempo di lui. Non so perché penso che queste idee sono le migliori che io abbia mai avuto, ma è così, e me ne infischio del perché.
da La solitudine del maratoneta
- 09.30.09La solitudine del maratoneta [pg. 68]
Perché quando mi disse di essere onesto, la prima volta che misi piede al riformatorio, il direttore non sapeva che cosa significasse quella parola altrimenti non mi avrebbe fatto partecipare a questa corsa, trottando sotto il sole in maglietta e calzoncini. Mi avrebbe messo dove io avrei messo lui se fossi stato al suo posto: in una cava a spaccar pietre finché non si fosse rotto la schiena. Almeno il piedipiatti in borghese, il vecchio faccia-da-Hitler, era più onesto del direttore, perché a ogni buon conto lui ce l’aveva a morte con me e io con lui, e quando il mio caso stava per essere discusso in tribunale un poliziotto bussò alla porta di casa nostra alle quattro del mattino e buttò giù dal letto mia madre che era morta di stanchezza, per ricordarle che doveva presentarsi in tribunale alle nove e mezzo in punto. Fu una grossa carognata, ma io la definirei onesta, com’erano oneste le parole di mia madre quando disse chiaro e tondo al poliziotto cosa pensava di lui e gli lanciò tutti gli insulti che conosceva, un bombardamento che durò mezz’ora e svegliò l’intero caseggiato.
da La solitudine del maratoneta
- 09.29.09La solitudine del maratoneta [pg. 41]
Ed è stupido fare queste profonde riflessioni, sapete, perché non vi portano in nessun posto, anche se io sono profondo quando ho superato questo mezzo percorso perché correre la maratona di primo mattino mi fa pensare che ogni corsa come questa è una vita – una piccola vita, lo so – ma una vita piena di sofferenza e felicità e cose che accadono proprio come quelle che ti circondano sempre; e dopo molte di queste corse ricordo di aver pensato che non ci voleva un acume particolare per dire come sarebbe andata a finire una vita se solo fosse partita con il piede giusto. Invece mi sbagliavo, come sempre; fregato prima dai poliziotti e poi dal mio cervello ottuso, non potevo mai sperare di farla franca davanti a queste trappole, prima o poi c’era sempre qualcuno che mi faceva lo sgambetto, per quanti ne avessi evitati quasi senza accorgermene.
da La solitudine del maratoneta
- 09.28.09La solitudine del maratoneta [pg. 36]
Siate onesti. È come dire: Siate morti come me, e allora non sentirete più il dolore di lasciare la vostra bella catapecchia per il riformatorio o la prigione. Siate onesti e trovatevi un bel posticino da sei sterline la settimana. Be’, con tutti i chilometri che ho fatto non sono ancora riuscito a capire cosa vuol dire con questo, anche se comincio, piano piano: e non mi piace quello che vuol dire. Perché dopo tutte queste riflessioni ho scoperto che a conti fatti quella storia non mi convince, con la nascita e l’educazione che ho ricevuto. Perché un’altra cosa che la gente come il direttore non capirà mai è che io sono onesto, che non sono mai stato nient’altro che onesto, e che sarò sempre onesto. Sembra ridicolo. Eppure è vero perché io so che cosa significa onesto secondo me e lui sa soltanto che cosa significa secondo lui. Io penso che la mia onestà sia l’unica al mondo, e lui pensa che l’unica al mondo sia la sua.
da La solitudine del maratoneta
- 09.27.09La solitudine del maratoneta [pg. 35]
Me ne infischio di ciò che dice la gente, ma la verità è questa e non può essere negata. Io so, quando mi parla e guardo quel suo brutto muso da militare, che io sono vivo e lui è morto. È morto stecchito. Se facesse dieci metri di corsa schiatterebbe. Se facesse dieci metri dentro quello che succede nelle mie budella schiatterebbe ugualmente: dalla sorpresa. Per il momento sono i morti come lui ad avere il coltello dalla parte del manico nei riguardi dei tipi come me, e io sono quasi certo che sarà sempre così, ma in ogni caso, perdio, preferisco essere come sono – sempre in fuga e a scassinare le botteghe per un pacchetto di sigarette e un barattolo di marmellata – piuttosto che mettermi qualcun altro sotto i piedi ed essere morto dalle unghie in su. Forse si muore appena si mettono i piedi sul collo di qualcuno. Perdio, per formulare quest’ultima frase mi ci è voluto qualche centinaio di chilometri di corsa.
da La solitudine del maratoneta
- 09.21.09La solitudine del maratoneta [scheda]
La solitudine del maratoneta, di Alan Sillitoe (1959)
Minimum Fax Editore, collana <<Minimum Classics>> #27
9 racconti
pp. 223Titolo originale: The Loneliness of the Long-Distance Runner
Traduzione di Vincenzo Mantovani
Prefazione di Paolo Giordano