‘La pista di ghiaccio – Bolaño’

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  • 210.13.09La pista di ghiaccio [recensione]

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    C’è un filo sottile che congiunge La pista di ghiaccio e I detective selvaggi. Guardiamo le date: La pista di ghiaccio è del 1993, mentre I detective selvaggi è del 1998. Fra i due libri corrono 5 anni, ma chiunque abbia letto I detective selvaggi o anche solo una recensione, saprà che è molto improbabile che in 5 anni Bolaño potesse ordire un capolavoro di quella portata e di quella lunghezza. Dunque i due libri difficilmente furono scritti di seguito: è molto più ragionevole pensare che il cileno abbia scritto La pista di ghiaccio durante lo stesso periodo, contemporaneamente; addirittura come passatempo negli intervalli de I detective. Fin qui nulla di strano: molti scrittori lavorano a più opere nello stesso momento.

    Avendoli però letti entrambi (me fortunato), il parallelo non può sfuggire. Le due opere sono scritte esattamente con lo stesso sistema: sotto forma di dichiarazioni, a mo’ di interrogatori, dei vari personaggi. Dunque la struttura narrativa è incredibilmente simile, seppur con delle differenze numeriche e funzionali.

    Le testimonianze, oltre a svelare la trama della storia in maniera indiretta e intrecciata, sono anche il pretesto e lo stilema con cui Bolaño forgia i suoi personaggi, i loro caratteri, le loro passioni, i loro amori e le loro scelte. Le storie sono narrate da molteplici punti di vista e la realtà (o la verità) si ristabilisce attraverso un caleidoscopio di narratori; un puzzle che il lettore deve ricomporre.

    Soffermiamoci però su una differenza fondamentale nell’impianto narrativo. Se ne I detective selvaggi il numero di voci narranti esplode verso l’infinito (si potrebbero certamente enumerare i vari narratori – essendo il numero di pagine un insieme discreto e limitato -, ma sarebbe un esercizio ozioso, noioso e non darebbe il senso del caos formale che pervade l’opera e che ne è parte fondante), ne La pista di ghiaccio i narratori sono solo 3. Se nel vasto romanzo i personaggi che testimoniano possono ripetersi più volte o apparire solo 1 volta, le dichiarazioni possono essere cortissime o digressioni interminabili e l’ordine con cui si succedono appare completamente casuale (per non parlare delle date che inizialmente sembrano essere tutte consecutive, ma che dopo un po’ ti iniziano a confondere fino a farti dubitare di aver letto bene ciò che era scritto 200 pagine prima); nel romanzo breve i personaggi si alternano sempre con lo stesso ordine e il lettore viene accompagnato per mano in una struttura A-B-C, che si ripete fino alla fine. Tre semplici monologhi spezzettati, nessuna confusione: sai sempre chi parlerà prima e chi dopo. E sai pure quanto parlerà: tutti i capitoletti/confessioni sono brevi con lo stesso ordine di grandezza.

    Le conclusioni a cui giungo sono essenzialmente due:

    1. La pista di ghiaccio è un bozzetto preparatorio per I detective selvaggi in cui Bolaño rimane immune al fascino del caos (o si sforza di domarlo): fissa il numero di personaggi e li cadenza irremovibilmente. Così facendo studia una dinamica che, una volta perfezionata, sfrutterà magistralmente nel suo capolavoro successivo;
    2. La pista di ghiaccio in principio era anch’esso uno degli infiniti filoni che Bolaño stava perseguendo ne I detective ma che, avendoci lavorato di più o essendo più focalizzato, alla fine ha assunto una dimensione propria, un valore autonomo, costringendo così Bolaño a scorporarlo dal libro per non essere troppo dispersivo (ma anche guadagnandone un’opera interamente nuova).

    Guai a voi nel considerarlo un libro ombra, fareste un errore enorme! La pista di ghiaccio è una perla di lettura e qualunque sia la vera realtà dei fatti, Bolaño (che ahimè non è più qui per potercelo dirce) invece di fare 1 cosa intelligente, ne ha fatte 2. Solo che con una rivoluzionerà la letteratura mondiale, con l’altra forse no. Ma resta comunque splendida.

    (continua…)

  • 09.26.09La pista di ghiaccio [pg. 185]

    Conversarono – il ragazzo parlò e Caridad di tanto in tanto mosse le labbra – per circa dieci minuti. Sembravano due batterie sovraccariche. Poi si separarono come navi spaziali con rotte divergenti, e il vuoto fremente che rimase al bancone minacciò di inghiottire il resto degli avventori.

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  • 09.24.09La pista di ghiaccio [pg. 11]

    Eravamo tutti adolescenti, adolescenti tosti, questo sì, e poeti, e ce la ridevamo. Lo sconosciuto si chiamava Gaspar Heredia, Gasparín per gli amici e i nemici gratuiti.

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