‘La morte eroica nell’antica Grecia – Vernant’

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  • 38.30.10La morte eroica nell’antica Grecia [recensione]

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    Un giorno mi chiama mia madre e mi racconta che una sua amica stava leggendo I miti del nostro tempo, di Umberto Galimberti (su Merdinelli, giusto per essere precisi) e che, fra questi miti odierni, il Galimbo trattava anche quello della guerra. In questa trattazione c’era tutto un diverbio con sBaricco che non so in quale altro capolavoro del non-pensiero aveva detto chissà cosa, ma di questo mi interessa poco. Insomma, la suddetta genitrice, mi illustra che Galimbo faceva risalire il mito bellicoso (drammatico sì, ma culturale) agli antichi Greci, la qual cosa l’aveva scandalizzata e l’aveva indotta a redarguire la sua amica indicandole che gli antichi Greci non avevano affatto il mito della guerra, bensì quello del guerriero, il che fa una bella differenza. A sentire mia madre i Greci avevano l’orrore della guerra (seppur la ritenessero necessaria, a volte) e, proprio per questo, ammiravano i guerrieri che la affrontavano senza paura, andando incontro a morte quasi certa.

    Si sa come ci si deve comportare con i propri genitori: si annuisce, si ascolta, gli si vuole bene, ma poi si continua per la propria strada. E così feci. Tempo una settimana e mi imbatto in casa in un libricino di Jean-Pierre Vernant che avevo comprato mesi fa:  La morte eroica nell’antica Grecia. Buffa coincidenza perché questo libello, che tratta in particolare il problema della morte presso gli antichi Greci (che col loro pragmatismo avevano un che di “ateo”, se mi si passa l’eresia), conferma senza dubbio la tesi della mia genitrice. Infatti Vernant spiega chiaramente che i Greci avevano moltissima paura di morire perché credevano che non ci fosse nulla dopo (pensa tu che fessi!). O peggio, che ci fosse l’Ade, luogo inaccessibile ai vivi, in cui i morti, tutti, nessuno escluso, perdevano la propria individualità e venivano a far parte di un mare magnum di ombre indistinte. Capiamoci bene: manco anime, ombre! Ed essere privati della propria identità per i Greci significava perdere tutto.

    Datosi che la guerra di solito produce qualche morto in eccesso, ecco qui che appare evidente l’impossibilità da parte degli antichi Greci di avere un mito della guerra. Altresì diviene palese il perché avessero il mito del guerriero: colui che sfida l’orrore supremo dev’essere giustamente ricompensato in vita del più grande onore.

    (continua…)

  • 38.2.10La morte eroica nell’antica Grecia [pg. 26]

    Ecco una soluzione all’umana condizione: trovare nella morte il modo di oltrepassare questa condizione umana, vincere la morte con la morte stessa, facendo in modo di dare alla morte il senso che non ha, perché la morte ne è assolutamente priva.

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  • 17.29.10La morte eroica nell’antica Grecia [pg. 17]

    In questa visione così positiva dell’essenza dell’uomo, occorreva ugualmente per i Greci che vi fosse una risposta al problema che tutte le culture devono risolvere, per quanto differenti siano le une dalle altre. Ad esempio: perché ci sono due sessi? Perché ci sono uomini e donne? Così Ippolito si chiede perché ci sono delle donne. Dovrebbero esserci solo uomini! Sarebbe molto meglio e più semplice. Ma ci sono uomini e donne, e non è ancora il peggio, perché c’è anche il fatto che solo le donne fanno nascere, la nascita necessita di un ventre femminile. E peggio ancora: non solo le donne fanno nascere delle donne, ma anche degli uomini!

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