‘Io sono paranoico – DiClaudio’
- 18.7.10Io sono paranoico [recensione]
Dopo aver scritto Io sono ipocondriaco (sempre edito da ISBN) Dennis DiClaudio fa outing rivelando che non è ipocondriaco manco per la cippa e torna a bomba con un libro analogo, sulle paranoie. L’idea che mi sono fatto è che DiClaudio è sano come un pesce, non è né ipocondriaco, né paranoico, ma si diverte tantissimo a sondare le perversioni del cervello umano, il quale è sublime creatore delle più bizzarre barriere contro lo svolgimento naturale della nostra vita.
Visto che questo è un sito sulle citazioni, non posso non linkare una citazione che a tal proposito ci casca a fagiuolo: eccola.
Ebbene sarò diretto: comprate questo libro. Ci sono tanti motivi per farlo. Il primo è perché il sottotitolo contiene la dicitura “guida tascabile” e lo è. Sì è un vero tascabile, di quelli che, come suggerisce la parola, entrano in tasca. Non come quei libri che sono ipocritamente chiamati “tascabili” e che poi non ti entrano in nessuna cazzo di tasca di tutto il tuo guardaroba (ricordo una filippica di Trevisan su questo argomento in Un mondo meraviglioso che mi fece piangere dalle risate – alla fine lui è talmente disperato che si compra un giaccone solo in base alla misura delle tasche e per fare il test si porta I Fratelli Karamazov, ovviamente l’edizione tascabile, dell’Einaudi).
Alcuni editori, non paghi di essere già ipocriti, decisero di diventare anche incoerenti chiamando alcune loro collane: Grandi Tascabili. Cioè, fatemi capire: siccome non entra in tasca, non è un tascabile (e fin qui, chiaro). Ergo è grande per essere classificato come tascabile… dunque è un Grande Tascabile? Si può essere più stupidi? Invece di dire, be’ in effetti non sono molto tascabili i nostri tascabili, perché non cambiamo il nome della collana? Potremmo chiamarla, chennesò tipo I Sassi, che dà quel bel senso di pesantezza che non te li puoi mettere così, sic et simpliciter, in tasca e portarli in giro con te senza provare un fastidio smodato. Non è molto meglio? (Probabilmente il tipo che ha fatto una proposta simile è attualmente il benzinaio sotto casa mia.)
L’altro motivo (quello serio) per cui dovete leggere questo libro è che DiClaudio conosce benissimo il significato delle parole ironia e sarcasmo e sa come usarle, entrambe. La cosa potrebbe apparire ovvia, ma non lo è affatto. La maggior parte delle persone le confonde e non le capisce quando ce le ha di fronte, anche perché di solito si accompagnano ad una caratteristica che lascia perplessi gli ottusi: la sintesi. DiClaudio maneggia tutto ciò con estrema destrezza. Il che produce una cosa che adoro fare spesso: ridere.
E last bat not liist, questo libro va letto/comprato perché DiClaudio ha fatto tanta ricerca e sa bene di cosa parla. Ci tiene a specificare che il libro assolutamente non è da utilizzare come testo medico, anche se le informazioni (parziali) sono tutte vere: resta pur sempre un’opera umoristica. E lasciatemelo dire: lo è.
Dunque: onore al merito per aver trattato un argomento così complesso con una leggerezza e una precisione invidiabili.
I disturbi presi in considerazione sono divisi nelle seguenti categorie:
- ansiosi
- dissociativi
- fittizi
- del controllo degli impulsi
- della personalità
- psicotici
- sessuali
- del sonno
- somatoformi.
Ogni disturbo è poi trattato con uno schema molto intelligente che ricorda un po’ le guide turistiche. Tenterò di spiegarmi.
Dopo il titolo del disturbo (e possibili nomi alternativi riportati in parentesi) c’è un perché. Non è una domanda, bensì una spiegazione sintetica di una singola frase che riassume il disturbo in maniera intelligente e, diciamo così, ne fornisce una spiegazione fulminea. Questi perché iniziano tutti invariabilmente con la parola “perché” (maddai!) e ti cacciano fuori molti ghigni. Sono dei distillati che portano il lettore subito nel cuore (e nella mente) di chi è tormentato, come ad esempio questo.
Poi c’è un simpatico questionario che pone delle domande al lettore. In base alle risposte, immagino che il lettore stesso possa capire se è incline a una certa paranoia oppure no; alcune di queste sono facete, altre più serie, ma tutte sempre inerenti al disturbo in maniera chiara. Per così dire: introducono ciò che vi verrà spiegato meglio nelle sezioni successive facendovi riflettere sulla possibilità che voi siate affetti dalla sindrome.
La sezione dopo è una novità rispetto al libro precedente ed è senza dubbio il nocciolo del divertimento (un’idea davvero geniale): il monologo interiore. Il lettore ascolta la conversazione che il malato fa con se stesso (per l’appunto: un monologo) e assiste all’inevitabile circolo vizioso che da un’inezia porta all’ossessione. Qui la creatività di DiClaudio è al massimo: gli spunti sono eccezionali perché comuni al punto che ogni lettore può immedesimarcisi, mentre gli esiti sono esilaranti ed esasperati. DiClaudio simula ciò che potrebbe accadere all’interno della capoccia del malato, e lo fa in maniera sublime.
A seguito del monologo c’è sempre una stampa: ebbene sì, nel libro ci sono anche le figure! Le stampe potrebbero essere prese da originali o disegnate a posta per il libro (non sono riuscito a scoprirlo, ma sono incline alla seconda ipotesi), fatto sta che sono in stile medico del ’700, quindi bislacche da morire, ma anche molto affascinanti.
Dopo la figura ci sono le sezioni più serie del libro, ossia la diagnosi (in cui DiClaudio ti spiega in maniera un po’ più analitica – ma sempre ironica – come funziona la paranoia e dà altri dati utili come la frequenza, i sintomi, i comportamenti più comuni, eccetera), l’eziologia (le cause e il perché – posto che si sappia – esiste questo disturbo), e la cura (sempre se esiste).
Ogni sindrome è chiusa con una nota, in cui DiClaudio fornisce dei casi particolari o semplicemente dà sfogo alla sua simpatia o alla sua cultura comico-medica.
- 17.8.10Io sono paranoico [pg. 170]
Perché se c’è una cosa che può rovinarti la giornata è il furto del tuo pene.
- 17.2.10Io sono paranoico [pg. 100]
Perché devi mantenere la calma, devi mantenere la calma, devi… SFASCIARE QUEL TAVOLO!
- 86.6.10Io sono paranoico [pg. 56]
Perché chiunque potrebbe essere chiunque, dovunque e comunque.
- 15.30.10Io sono paranoico [pg. 158]
Perché un giorno senza strusciare l’inguine contro una sconosciuta in metropolitana è come un giorno senza sole.
- 14.5.10Io sono paranoico [pg. 92]
Monologo interiore
Aspetta, quello no! Non puoi buttarlo via! Ma sei pazzo? È una chiave inglese rotta in ottimo stato. Mettila subito nella credenza, con le altre chiavi inglesi rotte. Alla fine, ti metterai ad aggiustarle, e a quel punto sarai contento di aver salvato anche questa.E non farti neppure venire in mente che si potrebbe buttare quel pacco di vecchie magliette strappate e macchiate. Sai quanti bambini al mondo sono costretti a girare senza maglietta. Lascia il pacco dove sta. Non ci mettiamo a sprecare le cose, per favore.
Oooh… e guarda quell’elastico. Niente da fare, quello non lo butti. Gli elastici servono sempre! Mettili nella vasca da bagno insieme agli altri.
- 03.7.10Io sono paranoico [pg. 48]
Monologo interiore
Farsi un panino. Farsi un panino. Farsi un panino. Prendere la maionese. Prendere la maionese. Prendere la maionese. Spalmare la maionese. Spalmare la maionese. Spalmare la maionese. Tagliare il pane. Tagliare il pane. Tagliare il pane. Sangue, sangue, sangue. Tanto, tanto, tanto. Anche sul tavolo, anche sul tavolo, anche sul tavolo. Stordimento, stordimento, stordimento.Ragazzi, mi sto annoiando a morte.
- 01.15.10Io sono paranoico [scheda]
Io sono paranoico, di Dennis DiClaudio (2007)
Isbn Edizioni
Guida
pp. 208
Titolo originale: The Paranoid’s Pocket Guide to Mental Disorders You Can Just Feel Coming On
Traduzione di Matteo Falomi, Francesco Pacifico