‘Il paese delle prugne verdi – Müller’
- 02.17.10Il paese delle prugne verdi [pg. 104]
Questi bambini sono già complici. La sera, quando ricevono i baci, sentono che i loro padri bevono sangue e vogliono andare là.
- 22.16.10Il paese delle prugne verdi [pg. 46]
Ma nessuno ha mai chiesto in che casa, in che luogo, a che tavolo, in che letto e in che paese meglio che a casa avrei potuto camminare, mangiare, dormire o amare qualcuno nella paura.
- 91.18.10Il paese delle prugne verdi [recensione]
Nobel sì, nobel no. Ogni anno si ripropone la diatriba (ma soprattutto, dove andrà l’accento su diatriba? Si dirà diàtriba? Diatrìba? Scopritelo qui) se questo premio è assolutamente necessario. Specie perché assegnato da presuntuosi svedesi che nessuno conosce o riconosce e quindi di dubbia autorità (ma chi cazz’ sono?). Epperò la storia è la storia e la storia ha dimostrato che il Nobel ha avuto un peso enorme nel ’900, spesso contraddittorio, ma comunque enorme. Forse non sarà un premio strettamente necessario, ma sicuramente crea dell’hype. Poi le diatribe le lascio pure a chi ha tempo di perdere tempo.
Io sono assolutamente a favore del Nobel. Ci sono tanti motivi per questa mia presa di posizione netta. Tanto per cominciare mette un punto chiaro, dice: questo sì. Poi produce movimento economico: pensate al caso della duepunti, piccolissima realtà palermitana che nel 2005 decide di comprare i diritti e tradurre il primo romanzo di J. -M. G. Le Clézio e che fino al 2008 non se l’è inculata nessuno (come del resto nessuno s’era mai accorto dell’esistenza di Le Clézio, siamo onesti), e poi di botto, eccola distribuita in tutte le Merdinelli di Italia; aho: questi sbarcano il lunario, mica cazzi, e a loro il Nobel ha portato un po’ di visibilità (sicuramente) e di quattrini (lo spero). Poi è un premio assolutamente meritocratico e snob, cosa che apprezzo (sì, sono snob, che ci posso fare?). Poi fa una cosa che tanti hanno paura di fare: discrimina. E sì, com’è facile immaginare, sono sempre stato un grande sostenitore della discriminazione. D’altronde senza discriminazione, siamo tutti uguali, quindi tutti sostituibili, di conseguenza tutti inutili.
Ovviamente anche questi soloni del premio Nobel qualche cantonata l’hanno presa. Per esempio quando hanno dato il premio a… ma suvvia, basta farsi nemici! Passiamo invece a questa recente Laureata: Herta Müller. Primo Nobel per la letteratura rumeno. Tutti ne parlano, tutti la vogliono. Sarà davvero così brava? Più brava di… Obama?
Per farmi un’idea, mi sono letto Il paese delle prugne verdi, che poi in originale si chiama Herztier che si traduce una roba tipo Bestia di cuore o Cuore di bestia. Il motivo per cui la traduzione del titolo originale è incerta risiede nelle proprietà intrinseche dell’idioma tedesco, che alla fine i crucchi fanno un po’ come i maniaci del bostik e i traduttori sono costretti a inventarsi robe strane in lingue che non conservano quelle stesse proprietà. Idioma tedesco, perché la Müller era sì rumena, ma proveniente da un’enclave.
Dopo la lettura del libro, il verdetto è semplice, inequivocabile e assoluto: capolavoro. Letteratura con la elle maiuscola. E forse anche un paio di ti maiuscole. Sicuramente è un libro difficilissimo, che richiede al lettore un’attenzione quasi totale e una forza di spirito non comuni, ma è un romanzo che resterà per sempre nella storia. Un’opera di una poeticità impressionante. Provate a leggere qualche citazione, per farvi un’idea. Lo giuro: non mento.
- 01.9.10Il paese delle prugne verdi [pg. 254]
Se stiamo in silenzio, mettiamo imbarazzo, diceva Edgar, se parliamo, diventiamo ridicoli.
- 01.8.10Il paese delle prugne verdi [pg. 243]
Schiacciare con le parole in bocca tanto quanto coi piedi nell’erba, così era ogni addio.
- 01.7.10Il paese delle prugne verdi [pg. 241]
Kurt non si sentiva in grado di espatriare. Non ha nessun senso rimanere qui, diceva, ma andate prima voi. Io vi seguo. Si dondolava sulla sedia, il pavimento scricchiolava al ritmo della disperazione. Che non spaventava nessuno di noi.
- 01.6.10Il paese delle prugne verdi [pg. 233]
Ognuno di noi s’immaginava come avrebbe potuto lasciare gli amici attraverso il suicidio. E rinfacciava loro, senza mai dirlo, d’essere l’unica ragione per non averlo mai affrontato.
- 31.5.10Il paese delle prugne verdi [pg. 230]
La città è dappertutto, quando non si ha una meta.
- 21.4.10Il paese delle prugne verdi [pg. 218]
Lei soffre, disse l’impiegato, ma di pigrizia, immaginazione e di mania di persecuzione. Si riprenda il foglio, ha la fortuna che la sua malattia non sia segnata. Crede d’essere innocente, ma nessuno viene picchiato senza motivo.
- 01.3.10Il paese delle prugne verdi [pg. 214]
Ciò che era accaduto tra noi mi sembrò tanto familiare, quanto un pezzo di pane ingoiato.