‘I detective selvaggi – Bolaño’
- 78.5.09I detective selvaggi [recensione]
È andata così: mi accingo a scrivere la recensione de I detective selvaggi e senza sapere né come né perché, dopo poco mi ritrovo con più di 5 pagine A4 piene zeppe di idee e farneticazioni. Praticamente un microsaggio. Nessuno qui vuole scoraggiare i lettori, quindi ne ho parlato col mio socio e siamo arrivati a questa conclusione: il post che avete di fronte è una versione ridotta dell’articolo. Se poi qualcuno ha voglia di leggersi tutte le mie elucubrazioni sul libro, si scarica il pdf (che metterò online a breve… ci sto ancora lavorando, quindi tornate!).
Non credo che questo avverrà spesso (recensione + saggio), però è interessante vedere che il glob sta sviluppando elementi e soluzioni nuove, semplicemente come reazioni contingenti. Occhèi, fine preambolo, eccovi la versione ridotta.
Leggere I detective selvaggi è un appuntamento col Minotauro: una volta percorso tutto il labirinto, fai l’incontro che ti renderà diverso per sempre (posto che tu ne esca vivo). Non potrai vedere più nulla con gli stessi occhi. Perché il sentiero che percorri non è solamente labirintico, è totale. È un tragitto interminabile in cui aumentano e si sovrappongono infinite storie, eventi, aneddoti, intrecci, soluzioni ed enigmi. In una parola sola: è la vita.
Ma procediamo con ordine: se leggere I detective selvaggi è già una sorta di tranello, scriverne in maniera discernibile può essere quasi impossibile. Quindi procederò dal basso: ve lo consiglio? È senza dubbio uno dei libri più belli che io abbia mai letto, ma prima di consigliarlo a qualcuno mi sincererei bene sui suoi gusti. Sebbene Bolaño lo camuffi da noir, questo romanzo è tutt’altro che un giallo. Questo libro è uno dei figli più riusciti delle avanguardie del ‘900; è un gesto di amore per la lettura e per la letteratura: un romanzo totale (come dice il bof) dove la materia informe del tutto è ordita e imbastita con la maestria di uno stregone.
Abbiamo dunque di fronte un romanzo assoluto, ove non mancano elementi mistici, poetici, narrativi, psicologici, antropologici, polizieschi, meta-narrativi; un romanzo che è anche una serie di racconti, citazioni, poesie, dialoghi, pagine di diario. Si somma tutto dunque: generi, forme, contenuti, personaggi. Un’epopea inesauribile. Se siete pronti ad affrontare tutto questo, se siete pronti ad immergervi in più mondi, a scoprire le cose lentamente, a farvi cullare da assurdi monologhi e storie senza senso, a farvi molte domande e ad accettare che alcuni personaggi, alcuni mondi, vi possano lasciare senza riferimenti, senza risposte adeguate, allora (e solo allora) siete pronti a fare una delle esperienze letterarie più emozionanti della vostra vita. Un’esperienza che vi lascerà estremamente appagati e soddisfatti e vi ricorderà di continuo che splendido, ineguagliabile piacere sia la lettura.
- 08.4.09I detective selvaggi [pg. 649]
Se non dovessimo, per di più, leggere, il nostro lavoro sarebbe un punto sospeso nel nulla, un mandala ridotto alla sua minima espressione, il nostro silenzio, la nostra certezza di avere un piede cristallizzato al di là della morte.
- 08.3.09I detective selvaggi [pg. 481]
E solo allora compresi che si trattava di Ulises Lima, il giovane poeta realvisceralista che vidi per l’ultima volta al volante della mia fiammante Ford Impala nei primi minuti del 1976, e compresi che il cielo tornava a coprirsi di nubi nere, che al di sopra delle nubi bianche del Messico veleggiavano col loro peso inimmaginabile e con la loro terrorizzante regalità le nubi nere, e che dovevo aver cura di me e immergermi nell’impostura e nel silenzio.
- 08.2.09I detective selvaggi [pg. 634]
A poco a poco cominciarono a presentarmisi vari interrogativi, però decisi che non era il momento di mostrarmi sensato. Ogni cosa ha il suo tempo.
- 07.31.09I detective selvaggi [pg. 705]
La cosa strana, capite, è che lui si preoccupava di avere le sue medicine, si preoccupava di non mangiare niente che potesse fargli venire una pancreatite, ne aveva avute tre, non in Angola, in Europa, se ne avesse avuta una in Angola sarebbe morto di sicuro, si preoccupava della sua salute, dico e tuttavia quando parlavamo, diciamo quando parlavamo da uomo a uomo, suona malissimo così ma è così che si chiama questo genere di conversazione crepuscolare, mi lasciò intendere che era lì per farsi ammazzare, il che suppongo non è lo stesso che essere lì per ammazzarti o suicidarti, la sottile differenza sta nel fatto che non ti prendi il fastidio di farlo da te, anche se in fondo la cosa è altrettanto sinistra.
- 07.22.09I detective selvaggi [pg. 529]
Allora gli dissi quel che mi girava e rigirava in testa. Belano, gli dissi, il nocciolo della questione è sapere se il male (o il delitto o il crimine o come lei vuole chiamarlo) è casuale o causale. Se è causale, possiamo combatterlo, è difficile sconfiggerlo ma c’è una possibilità, più o meno come fra pugili dello stesso peso. Se è casuale, al contrario, siamo fottuti. Che Dio, se esiste, ce la mandi buona. E in questo si riassume tutto.
- 07.21.09I detective selvaggi [pg. 647]
Sono un uomo educato: conosco solo carceri sottili.
- 07.20.09I detective selvaggi [pg. 741]
Oggi mi rendo conto che quel che ho scritto ieri in realtà l’ho scritto oggi: tutta la storia del trentun dicembre l’ho scritta il primo gennaio, vale a dire oggi, e quel che ho scritto il trenta dicembre l’ho scritto il trentuno, vale a dire ieri. Quel che scrivo oggi in realtà lo scrivo domani, che per me sarà oggi e ieri, e anche in qualche modo domani: un giorno invisibile. Ma senza esagerare.
- 07.20.09I detective selvaggi [pg. 265]
C’è una letteratura per quando ti annoi. Fin troppa. C’è una letteratura per quando sei calmo. Questa è la letteratura migliore, io credo. C’è anche una letteratura per quando sei triste. E c’è una letteratura per quando sei allegro. C’è una letteratura per quando sei avido di conoscenze. E c’è una letteratura per quando sei disperato. Quest’ultima è quella che volevano fare Ulises Lima e Belano.
- 07.20.09I detective selvaggi [pg. 478]
Come dire, ragazzi, dissi, che vedevo gli sforzi e i sogni, tutti confusi in un unico fallimento, e che questo fallimento si chiamava allegria.