‘Giustizia – Dürrenmatt’

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  • 09.10.09Giustizia [recensione]

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    A Dürrenmatt piace fare la parte del demiurgo. A chi non piacerebbe? Va detto però che a lui riesce veramente bene, quindi l’esercizio di presunzione gli viene perdonato ogni volta. Il fatto vero e irrefutabile è che Dürrenmatt è bravo, davvero. Non come potremmo esserlo io e te. No. Lui è doppiamente bravo: per tutta la vita se l’è pure dovuta vedere con l’essere svizzero.

    La storia di Giustizia è per certi versi l’esatto contrario, l’antitesi stessa del concetto di noir, di giallo. (E pure del concetto di avvocatura.)  Dürrenmatt si diverte, decide di sviluppare l’enigma al rovescio, di partire dalla fine: l’assassino è noto fin dalle prime pagine. Non vi sono dubbi. Dunque non vi sarebbe nemmeno storia, anche perché l’autore dello spietato omicidio non si professa mai innocente. Accetta il processo senza protestare, considerandolo giusto, doveroso e coerentemente rapido, date le circostanze. Ancor più encomiabile in quanto non infierisce inutilmente sui contribuenti locali.

    Isaak Kohler finisce quindi in carcere, condannato ad una reclusione ventennale, e da lì muove le sue pedine, tesse la sua trama. Kohler è lui stesso un demiurgo: gioca la parte del dio incompleto e mette in atto il suo piano diabolico. (Non a caso, spesso nel libro Kohler userà l’espressione non sono né un santo né un demonio: infatti è entrambe le cose.) E il suo piano è un piano da giocatore di biliardo: à la bande; un piano che colpisce alle spalle…

    (continua…)

  • 38.30.09Giustizia [pg. 185]

    Come sempre confondo qualcuno con qualcun altro. Sono incerto se un’altra sia quella che io credo che sia. Allora è senz’altro un’altra. Allora un altro è proprio qualcun altro.

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  • 08.29.09Giustizia [pg. 180]

    Così fui immesso nel mondo senza poterlo capire, perché non mi ci ero mai scontrato, perché immaginavo che fosse soggetto allo stesso regolamento dell’orfanotrofio in cui ero cresciuto. Fui spinto impreparato nella feroce società degli uomini, mi trovai impreparato di fronte alle passioni dalle quali essa è modellata, avidità, odio, timore, astuzia, potere, ma mi trovai ugualmente indifeso di fronte ai sentimenti che questa società feroce umanizza, la dignità, la misura, la ragione e infine l’amore. Fui travolto dalla realtà degli uomini come un nuotatore inesperto è travolto da un fiume impetuoso, lottai con la mia rovina, e nella rovina divenni anch’io una bestia feroce.

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  • 28.28.09Giustizia [pg. 179]

    Bene, lui, Mock, aveva in corpo un odio contro quelli che l’avevano generato, partorito e poi non l’avevano buttato nel più vicino secchio della spazzatura, e scolpiva quest’odio trasformando la pietra in una figura, in una forma che amava perché l’aveva creata e che, se avesse potuto provare un sentimento, l’avrebbe odiato a sua volta come lui aveva odiato i suoi genitori, i quali l’avevano anche amato, perché era un figlio che aveva dato delle preoccupazioni; tutto ciò era umanamente comprensibile, un circolo chiuso di odio e di amore tra creatore e creatura, ma quando invece s’immaginava uno come me che anziché odiare chi l’aveva messo al mondo e il fatto che era al mondo, amava un’istituzione che aveva fatto di lui quello che era e l’aveva formato, e che quindi era predestinato a covare una passione per qualcosa di non umano, per un’ideologia, o sia pure soltanto per un principio, per la giustizia per esempio, e quando poi immaginava come in seguito uno come me avrebbe trattato gli uomini che non erano all’altezza del suo principio, quello della giustizia, tanto per insistere sull’esempio (del resto chi mai era all’altezza di questo principio), gli venivano i sudori freddi.

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  • 08.27.09Giustizia [pg. 134]

    Dunque non esiste un testimone obiettivo. Ogni testimone tende inconsciamente a confondere il vissuto con l’invenzione. Un fatto, di cui egli è testimone, si svolge al di fuori di lui e dentro di lui. Il testimone percepisce il fatto a suo modo, se lo imprime nella memoria e la memoria lo trasforma: ogni singola memoria rende un fatto diverso.

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  • 08.26.09Giustizia [pg. 119]

    Quando gli eventi esterni corrispondono, i moventi interni si possono intuire, anche se non indovinare con certezza, ma quando i fatti esterni non corrispondono, o è avvenuto un coito di cui non si è preso nota o si è parlato di un coito che non è avvenuto, ci si muove nel vuoto, nel vago.

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  • 08.25.09Giustizia [pg. 101]

    (Forse il suo non scrivere non era soltanto una forma di pigrizia come sembrava, forse c’era dietro la convinzione che, contrariamente ai molti che producevano, fosse meglio non produrre affatto.)

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  • 08.24.09Giustizia [pg. 79]

    Quanto più il movente di un atto di violenza è spirituale tanto più è malvagio; quanto più è consapevole, tanto meno è giustificabile.

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  • 08.23.09Giustizia [pg. 75]

    (Per i forestieri: nella nostra città si definisce föhn una condizione atmosferica che provoca cefalee, suicidi, adulteri, incidenti stradali e atti di violenza.)

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  • 08.22.09Giustizia [pg. 56]

    Vede, caro Spät, certo che ora conosciamo la realtà, per questo sono qui e intreccio cesti, ma ciò che è possibile lo conosciamo appena. È comprensibile. L’ambito del possibile è quasi infinito, quello del reale è molto limitato, perché di tutte le possibilità è sempre una soltanto quella che si può trasformare in realtà. Il reale è solo un caso particolare del possibile, e per questo è anche concepibile in modo diverso. Ne consegue che, per poterci addentrare nel possibile, dobbiamo trasformare il concetto del reale.

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