‘Europeana - Ourednik’
- 55.24.10Europeana [recensione]
Ci ho messo tanto a decidere come scrivere questa recensione. Si potrebbe addirittura dire che ho avuto un blocco. Sì, dai, ammettiamolo: ho avuto un blocco. Ma perché ho avuto un blocco se invece il libro l’ho letto senza blocchi, ma anzi, me lo sono proprio gustato?
Innanzi tutto perché, sebbene Europeana (breve storia del XX secolo) sia evidentemente un libro unico – lo si percepisce già dal titolo – è però molto difficile spiegarne i motivi. E la cosa più frustrante è che invece è estremamente semplice descrivere, in teoria, ciò che è Europeana.
Europeana è un esperimento: è l’anarchia applicata alla storia.
Ecco fatto. Tutto chiaro, no?
Chiaramente no. La domanda immediatamente successiva è: in che maniera questo libro è anarchico? E quali sono i risvolti significativi di un libro di storia anarchico? E qui si è piantato il sottoscritto; per un paio di mesi.
Qualcuno potrebbe osservare che la storia non può essere altrimenti che anarchica, e questa sarebbe un’osservazione più che legittima, se non addirittura intelligente, ma io chiaramente non mi sto riferendo alla storia intesa come La Storia – quella che si compie istantaneamente – , bensì alla saggistica storica, comunemente detta “storia”. Quella in cui a scuola prendevo sempre voti bassi.
Un’altra domanda (forse meno intelligente) potrebbe essere: perché prendevo voti bassi in storia e poi mi sono andato a leggere un libro di storia?
Be’, prendevo voti bassi in storia perché era noiosissima; una palla terminale. Perché era un affastellamento di date e di nomi di luoghi e persone assolutamente privo di vitalità. Perché tutto questo ordine, tutta questa coerenza, aveva un sapore così smaccatamente marziale. D’altronde si parlava quasi solo di guerre e se mai c’è stato un argomento che mi ha sempre fatto letteralmente schifo, questo è senza dubbio la guerra.
Ma è stato attraverso Europeana che ho davvero capito cos’è che a pelle (a palle?) non mi andava giù nella storia. La storia, così come ce la fanno studiare, così come ci viene narrata, la storia per così dire accademica, è un falso storico. È completamente innaturale. La storia accademica, la storiografia (e l’etimologia di questa parola già contiene in nuce tutto il mio discorso) è un dominare, un incasellare, un ordinare ciò che invece è avvenuto spontaneamente.
Tutta roba che va ampiamente contro il secondo principio della termodinamica.
E so che Bernhard sarebbe fiero di questa mia presa di posizione.
Io, che già sono di indole insofferente verso qualunque forma di istituzione, gerarchia, eccetera, figuriamoci se mi entusiasmavo a studiare ’ste cose!
L’altro motivo del mio blocco è che c’è tantissimo da dire. Questo libro mi ha stimolato un’infinità di pensieri. E uno non sa mai da dove diavolo partire. Cioè, uno non sa mai che ordine dare al tutto…
Proprio rimuginando su questa idea di ordine, di inizio, di svolgimento e di fine (cosa per altro inculcataci sempre dall’accademia) ho avuto un’epifania: l’unico modo per far davvero percepire la poeticità dell’esperimento di Europeana è riprodurre, per quanto possibile, lo stile di Ourednik, abbandonando così ogni velleità di controllo sulla sequenza logica delle proprie riflessioni. Ovvero: scrivere la recensione in maniera anarchica.
E allora: ‘fanculo incipit, svolgimento, fine. ‘Fanculo la storia. Pronti?
(Ah! Se a scuola mi avessero dato un libro come Europeana allora sì che mi ci sarei divertito come un matto con la storia! Certo poi le interrogazioni sarebbero state alquanto confuse…)
(Fra parentesi: per chi si rivede nelle mie riflessioni sulla storiografia, per chi si annoia con l’0rdine accademico, va comunque sottolineato che l’argomento di questo libello, questo famigerato XX secolo, è senza dubbio il secolo più importante per la nostra storia personale – non foss’altro perché ci siamo nati, a meno che questo blog non sia visitato da ragazzini davvero precoci –, dunque buona cosa è farsene un’infarinatura ed Europeana è un modo davvero sublime per farlo.)
- 04.4.10Europeana [pg. 145]
In origine i nazisti erano in disaccordo con la teoria della relatività e avevano concluso che si trattava di un attacco estetico e intellettuale degli ebrei che volevano nuocere al popolo tedesco e i comunisti dicevano che la teoria della relatività era stata inventata dalla borghesia per rimettere in discussione la scienza in quanto tale e minare le basi scientifiche del comunismo.
- 04.3.10Europeana [pg. 137]
Ma le cause più frequenti di morte nei campi di concentramento erano i geloni e le cancrene perché tutti avevano paura di farsi rubare le scarpe e le tenevano ai piedi anche di notte.
- 04.2.10Europeana [pg. 137]
E dopo la Seconda Guerra Mondiale i prigionieri di guerra russi che erano tornati a casa furono inviati nei campi di concentramento per difetto di impegno nello sforzo bellico e tendenza all’individualismo.
- 04.1.10Europeana [pg. 135]
Era importante consolidare la dittatura del proletariato perché i comunisti non dovevano lottare soltanto contro i borghesi ma anche contro gli operai e i contadini che avevano un’idea diversa della rivoluzione e si ribellavano e scioperavano e rifiutavano di svolgere il loro compito rivoluzionario.
- 23.31.10Europeana [pg. 134]
I comunisti inventarono i campi di concentramento nel 1918 per accelerare la vittoria della rivoluzione e rinforzare la dittatura del proletariato e gli storici dicevano che quindici o venti milioni di persone erano morte nei campi di concentramento sovietici e che nei trentacinque anni successivi un cittadino su sette vi aveva passato una parte della sua vita.
- 23.30.10Europeana [pg. 129]
I saponi distribuiti ai soldati tedeschi portavano impresse le lettere RJF e alcuni storici dicevano che si trattava di una sigla per REINES JUDENFETT cioè pura materia grassa di ebreo mentre altri dicevano che si trattava dell’abbreviazione di CENTRO INDUSTRIALE DI MATERIE GRASSE E DETERGENTI e nel 1905 l’Istituto tedesco per la questione zigana pubblicò lo ZIGEUNERBUCH cioè il libro zigano in cui psichiatri e antropologi e biologi spiegavano le cause dell’inferiorità degli zigani e come questi avrebbero potuto nuocere alla società.
- 03.29.10Europeana [pg. 125]
E quando tra gli ebrei ce n’era uno che aveva la facies del vero ebreo i nazisti gli tagliavano la testa e la imbalsamavano per spedirla nelle scuole tedesche affinché i giovani scolari fossero anch’essi capaci di riconoscere un ebreo al primo colpo. Gli ebrei si riconoscevano dall’occhio vile e dallo sguardo sfuggente e dal naso aquilino e dita nodose e dal fatto che erano spesso deboli e striminziti perché la natura li aveva rigettati dal suo seno.
- 23.28.10Europeana [pg. 104]
La corsa per rinfrescarsi i polmoni fu inventata dagli americani che a tal fine si procuravano pantaloncini fabbricati con materiali fosforescenti e scarpe a sospensione pneumatica per evitare le distorsioni della colonna vertebrale e nel 1985 centotrentacinque americani sono morti d’infarto durante la corsa mattutina.
- 03.27.10Europeana [pg. 124]
E durante i primi mesi di guerra si distribuivano ai prigionieri dei campi di concentramento cartoline con un testo prestampato da inviare alla famiglia IL VITTO È DI BUONA QUALITÀ. LAVORIAMO SUL POSTO. CI TRATTANO CORRETTAMENTE E SI PRENDONO CURA DI NOI. E quando le famiglie ricevevano la cartolina e stavano in pena per chi l’aveva spedita andavano a denunciarsi alle autorità tedesche e chiedevano di poter raggiungere i familiari in questo o in quel campo. E un prigioniero greco di Buchenwald inviò una cartolina a suo padre a Naxos e tre mesi dopo suo padre lo raggiunse ma appena scese dal treno suo figlio si scagliò su di lui e lo strangolò prima che i tedeschi avessero il tempo di fucilarlo.