Di masse negative e titoli di giornale

Quando la notizia di una nuova scoperta scientifica esce dai laboratori e dai circuiti della stampa specialistica e approda sulle pagine dei quotidiani, non è raro che, leggendo quegli articoli, gli scienziati storcano il naso. E puntualmente si riapre il dibattito sull’opportunità di affidare la copertura delle notizie scientifiche a giornalisti non specializzati.

Non pensate però che il problema riguardi solo il nostro Bel Paese.

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sindrome dell'impostore

La sindrome dell’impostore colpisce ancora

Quando Valeria e io, ormai più di due anni fa, cominciammo a giocherellare con l’idea di creare un blog dedicato alla scienza e alla traduzione, avevamo ormai accumulato decine di ore di conversazione sul fatto che, entrambe, avevamo l’esigenza sicuramente professionale, ma soprattutto personale di volerci dare maggior credibilità come traduttrici. Ci sembrava infatti che, nonostante gli editori continuassero bene o male a fidarsi di noi dandoci altri libri su cui lavorare, il fatto di non esserci formate come traduttrici in modo istituzionale ci rendesse un po’ delle imbroglione, come se ogni giorno, ogni ora trascorsa a lavorare fosse in realtà un imbroglio nei confronti di persone che stavano commettendo un grosso errore e che, prima o poi, ci avrebbero smascherate per le truffatrici che in realtà siamo. Eravamo inconsapevolmente afflitte da un problema apparentemente assurdo ma nella pratica fastidioso e imbarazzante che, come scoprimmo in seguito, prende il nome di “sindrome dell’impostore”.

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L’autoritarismo innato dei bambini

Il percorso che Eva ed io seguiamo quando decidiamo di quale articolo parleremo nel blog è in genere molto personale ed è guidato, in primis, dalla nostra formazione, poi dalle nostre passioni e aspirazioni. È quindi probabile che, in queste pagine, argomenti di fisica, matematica, astronomia e biologia la faranno tendenzialmente da padrone.

Eppure, come si dice, la vita è ciò che avviene mentre siamo occupati a fare altri programmi, quindi mentre cercavo di decidere se parlarvi, appunto, di teoria delle stringhe o dell’ultimo premio Nobel per la fisica (non preoccupatevi, l’appuntamento è solo rimandato!), ecco che mi è capitato sott’occhio un articolo di Alia Wong, pubblicato su «The Atlantic», e intitolato Le menti autoritarie dei bambini in età prescolare. Ed è stato proprio il titolo (che nel frattempo, chissà perché, è cambiato in L’assenza di empatia nei bambini di età prescolare) a riportarmi in un nanosecondo alla mente l’immagine di mio figlio che qualche mattina fa, tutt’a un tratto, mi ha “gentilmente” chiesto di lasciargli la sedia con un perentorio «Mamma, levati!».

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Giove, il protettore del Sistema Solare. Davvero?

Giove ha vissuto un 2016 movimentato. Avrete certamente letto della sonda Juno che da luglio, quando è arrivata nel sistema gioviano, ci sta inviando spettacolari immagini inedite del pianeta e dei suoi satelliti. A marzo, invece, lo schianto di una cometa o di un asteroide sulla sua superficie, pur passando un po’ in sordina, ha fatto tornare in auge l’idea secondo cui i pianeti giganti del Sistema Solare (Giove e Saturno in primis) agirebbero da difensori della Terra. Grazie alla loro immensa gravità, dovrebbero intercettare e deviare verso la loro superficie o verso il Sistema Solare esterno quegli asteroidi e comete di cui ancora pullula lo spazio appena oltre l’orbita di Giove, e che potrebbero altrimenti minacciare la nostra incolumità. Si ritiene che in passato l’opera di controllo esercitata dai pianeti giganti ci abbia salvato più volte da collisioni catastrofiche, potenzialmente in grado di cancellare la nostra specie. Del comportamento eroico dei giganti gassosi eravamo già stati testimoni oculari nel 1994, quando i frammenti che componevano la cometa Shoemaker-Levy sono caduti sulla superficie del pianeta gigante.

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babilonesi scienziati le parole degli altri

Babilonesi scienziati – un anacronismo

Talvolta, nella vita professionale (ma anche in quella personale), succede qualcosa che ci spinge a fermarci un attimo, prendere un bel respiro e, prima di riprendere con le cose di tutti i giorni, porci un quesito “esistenziale” di qualche tipo. In un bell’articolo scritto qualche mese fa per The Atlantic, il chimico e divulgatore britannico Philip Ball, intento a raccontare una storia risalente a più di duemila anni fa, cerca quasi inconsapevolmente di rispondere a una domanda di portata incredibilmente ampia, vale a dire: che cos’è la scienza?

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