cosa ascoltare camminando - le parole degli altri

La traduttrice peripatetica

Negli ultimi mesi mi sono trovata costretta, o quantomeno “fortemente raccomandata” a camminare almeno un paio d’ore al giorno, possibilmente tutti i giorni. Come potrete immaginare, legato a questo vi è uno dei motivi per cui Valeria e io ci siamo per così dire prese una pausa dal blog, oltre alla pigrizia e agli impegni di lavoro.

Due ore non sono tante, ma se facciamo bene i conti non sono nemmeno poche: aggiunte a quelle per il sonno, i pasti, le faccende e il tempo da trascorrere in famiglia o con gli amici diventa difficile mantenere la media di 8 ore dedicate al lavoro quando, come me, si è freelance al 100 per cento. Non potendo, almeno non sempre, coinvolgere mio marito, e non riuscendo né a cucinare né a dormire camminando, mi sono quindi chiesta se, anziché sacrificare parte del tempo personale, non riuscissi a sfruttare queste due ore per lavorare.

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liebster award

Celebriamo la nomina ai Liebster Award

Poche cose danno più soddisfazione, a chi scrive, del fatto di essere letto. Probabilmente, di più gratificante ci sono soltanto i complimenti – soprattutto quando provengono da qualcuno che stimi.

Ecco perché Valeria e io ci siamo emozionate tantissimo quando, la scorsa settimana, abbiamo scoperto di essere state nominate per il Liebster Award dal duo di Doppioverso (ossia Chiara Rizzo e Barbara Ronca). Di cosa si tratta?

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Internet blocker: cosa sono e come funzionano

Che cosa possiamo fare quando le scadenze incombono ma la nostra natura procrastinatrice non ne vuole sapere di farsi da parte? Be’, ovvio: lasciare che la tecnologia ci dia una mano.

Una delle mie mappe mentali preferite si intitola How to focus in the age of distraction. L’ho trovata per caso in rete molto tempo fa e, ancora oggi, di tanto in tanto la cerco e me la vado a riguardare. Fatelo anche voi, è sufficiente inserire il titolo nella ricerca per immagini di Google.

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parole degli altri / lavorare da freelance

Tutto il mio lavoro lo porto con me

Ricordo che, da ragazzina, ero rimasta molto colpita dalla frase di Seneca «Omnia mea mecum porto» – che poi, a cercarla oggi su internet, sembra un aforisma come tanti altri (oltre ad avere diverse versioni). All’epoca, potevo avere tredici o quattordici anni e avevo appena appena iniziato ad affacciarmi al mondo delle lingue classiche, non avrei mai immaginato che quel profondo significato filosofico un giorno sarebbe diventato molto più pleonastico, trasferendosi in toto al mio modo di lavorare – pardon, modus operandi.

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