L’autoritarismo innato dei bambini

Il percorso che Eva ed io seguiamo quando decidiamo di quale articolo parleremo nel blog è in genere molto personale ed è guidato, in primis, dalla nostra formazione, poi dalle nostre passioni e aspirazioni. È quindi probabile che, in queste pagine, argomenti di fisica, matematica, astronomia e biologia la faranno tendenzialmente da padrone.

Eppure, come si dice, la vita è ciò che avviene mentre siamo occupati a fare altri programmi, quindi mentre cercavo di decidere se parlarvi, appunto, di teoria delle stringhe o dell’ultimo premio Nobel per la fisica (non preoccupatevi, l’appuntamento è solo rimandato!), ecco che mi è capitato sott’occhio un articolo di Alia Wong, pubblicato su «The Atlantic», e intitolato Le menti autoritarie dei bambini in età prescolare. Ed è stato proprio il titolo (che nel frattempo, chissà perché, è cambiato in L’assenza di empatia nei bambini di età prescolare) a riportarmi in un nanosecondo alla mente l’immagine di mio figlio che qualche mattina fa, tutt’a un tratto, mi ha “gentilmente” chiesto di lasciargli la sedia con un perentorio «Mamma, levati!».

Continua a leggere

parole degli altri / lavorare da freelance

Tutto il mio lavoro lo porto con me

Ricordo che, da ragazzina, ero rimasta molto colpita dalla frase di Seneca «Omnia mea mecum porto» – che poi, a cercarla oggi su internet, sembra un aforisma come tanti altri (oltre ad avere diverse versioni). All’epoca, potevo avere tredici o quattordici anni e avevo appena appena iniziato ad affacciarmi al mondo delle lingue classiche, non avrei mai immaginato che quel profondo significato filosofico un giorno sarebbe diventato molto più pleonastico, trasferendosi in toto al mio modo di lavorare – pardon, modus operandi.

Continua a leggere

prima lettura Ben White Unsplash

La prima lettura non si scorda mai

Qualche giorno fa ho letto una splendida intervista a Giorgio Amitrano, traduttore dal giapponese che è la voce italiana – fra gli altri – degli arcifamosi Yoshimoto Banana e Murakami Haruki – ebbene sì, per chi non lo sapesse: in giapponese, contrariamente alle nostre abitudini, il nome segue il cognome. Questioni sociologiche a parte, in questa intervista Amitrano raccontava di fare sempre una prima lettura completa dei testi che traduce anche perché, spesso, quando legge un libro non sa ancora se sarà lui a tradurlo.

Se, da un lato, immagino che per tradurre un testo narrativo una prima lettura integrale sia utile, se non indispensabile, per avere un’idea del testo da affrontare e per così dire partire fin da subito col “piede giusto” (che poi sicuramente in corso d’opera si rivelerà sbagliato, almeno in parte), non sono così sicura che lo stesso discorso valga per la saggistica, e in particolare per la saggistica scientifica.

Continua a leggere

Giove, il protettore del Sistema Solare. Davvero?

Giove ha vissuto un 2016 movimentato. Avrete certamente letto della sonda Juno che da luglio, quando è arrivata nel sistema gioviano, ci sta inviando spettacolari immagini inedite del pianeta e dei suoi satelliti. A marzo, invece, lo schianto di una cometa o di un asteroide sulla sua superficie, pur passando un po’ in sordina, ha fatto tornare in auge l’idea secondo cui i pianeti giganti del Sistema Solare (Giove e Saturno in primis) agirebbero da difensori della Terra. Grazie alla loro immensa gravità, dovrebbero intercettare e deviare verso la loro superficie o verso il Sistema Solare esterno quegli asteroidi e comete di cui ancora pullula lo spazio appena oltre l’orbita di Giove, e che potrebbero altrimenti minacciare la nostra incolumità. Si ritiene che in passato l’opera di controllo esercitata dai pianeti giganti ci abbia salvato più volte da collisioni catastrofiche, potenzialmente in grado di cancellare la nostra specie. Del comportamento eroico dei giganti gassosi eravamo già stati testimoni oculari nel 1994, quando i frammenti che componevano la cometa Shoemaker-Levy sono caduti sulla superficie del pianeta gigante.

Continua a leggere

Parolacce e saggistica

Nonostante scienza e giornalismo sembrino di recente aver deciso di sdoganare le parolacce, riclassificando il turpiloquio come “linguaggio emozionale”, immaginate la mia espressione quando, qualche tempo fa, tutta intenta a tradurre un piacevole saggio di astronomia, mi sono trovata davanti una battuta che prima di allora avevo sentito solo in «Priscilla Regina del Deserto». Perché quella faccia stupita? Pensavate forse che chi traduce saggistica sia immune a questo tipo di problemi? Assolutamente no.

E non era la prima volta in cui un autore che stavo traducendo aveva ceduto a un linguaggio un po’, diciamo, colorito. Come affrontare, dunque, la traduzione del turpiloquio nella saggistica? Senza voler tirar fuori una ricetta definitiva (che nel mondo della traduzione sarebbe tanto impossibile quanto assurda), posso provare a raccontarvi le mie esperienze in merito.

Continua a leggere

babilonesi scienziati le parole degli altri

Babilonesi scienziati – un anacronismo

Talvolta, nella vita professionale (ma anche in quella personale), succede qualcosa che ci spinge a fermarci un attimo, prendere un bel respiro e, prima di riprendere con le cose di tutti i giorni, porci un quesito “esistenziale” di qualche tipo. In un bell’articolo scritto qualche mese fa per The Atlantic, il chimico e divulgatore britannico Philip Ball, intento a raccontare una storia risalente a più di duemila anni fa, cerca quasi inconsapevolmente di rispondere a una domanda di portata incredibilmente ampia, vale a dire: che cos’è la scienza?

Continua a leggere