Di masse negative e titoli di giornale

Quando la notizia di una nuova scoperta scientifica esce dai laboratori e dai circuiti della stampa specialistica e approda sulle pagine dei quotidiani, non è raro che, leggendo quegli articoli, gli scienziati storcano il naso. E puntualmente si riapre il dibattito sull’opportunità di affidare la copertura delle notizie scientifiche a giornalisti non specializzati.

Non pensate però che il problema riguardi solo il nostro Bel Paese.

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Internet blocker: cosa sono e come funzionano

Che cosa possiamo fare quando le scadenze incombono ma la nostra natura procrastinatrice non ne vuole sapere di farsi da parte? Be’, ovvio: lasciare che la tecnologia ci dia una mano.

Una delle mie mappe mentali preferite si intitola How to focus in the age of distraction. L’ho trovata per caso in rete molto tempo fa e, ancora oggi, di tanto in tanto la cerco e me la vado a riguardare. Fatelo anche voi, è sufficiente inserire il titolo nella ricerca per immagini di Google.

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Ricerca terminologica e flusso di lavoro

Ed eccoci al secondo degli articoli dedicati alla ricerca terminologica e alla gestione del lessico nella traduzione di divulgazione scientifica.

Come Eva ci ha raccontato qualche giorno fa, tecniche e strumenti di traduzione assistita non entrano nel mondo del traduttore di narrativa, il quale fonda invece una buona parte del suo lavoro proprio sulle sue capacità di resa terminologica e lessicale. Il traduttore di saggistica, dal canto suo, è invece un po’ una bestia ibrida: se da un lato deve riuscire a trasporre lo stile dell’autore, dall’altro deve saper usare una certa terminologia specialistica in modo corretto e, soprattutto, coerente.

Qual è dunque il segreto per coniugare questi due aspetti? Per me uno solo: leggere tanto, leggere tutto e, soprattutto, prendere appunti.

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L’autoritarismo innato dei bambini

Il percorso che Eva ed io seguiamo quando decidiamo di quale articolo parleremo nel blog è in genere molto personale ed è guidato, in primis, dalla nostra formazione, poi dalle nostre passioni e aspirazioni. È quindi probabile che, in queste pagine, argomenti di fisica, matematica, astronomia e biologia la faranno tendenzialmente da padrone.

Eppure, come si dice, la vita è ciò che avviene mentre siamo occupati a fare altri programmi, quindi mentre cercavo di decidere se parlarvi, appunto, di teoria delle stringhe o dell’ultimo premio Nobel per la fisica (non preoccupatevi, l’appuntamento è solo rimandato!), ecco che mi è capitato sott’occhio un articolo di Alia Wong, pubblicato su «The Atlantic», e intitolato Le menti autoritarie dei bambini in età prescolare. Ed è stato proprio il titolo (che nel frattempo, chissà perché, è cambiato in L’assenza di empatia nei bambini di età prescolare) a riportarmi in un nanosecondo alla mente l’immagine di mio figlio che qualche mattina fa, tutt’a un tratto, mi ha “gentilmente” chiesto di lasciargli la sedia con un perentorio «Mamma, levati!».

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Giove, il protettore del Sistema Solare. Davvero?

Giove ha vissuto un 2016 movimentato. Avrete certamente letto della sonda Juno che da luglio, quando è arrivata nel sistema gioviano, ci sta inviando spettacolari immagini inedite del pianeta e dei suoi satelliti. A marzo, invece, lo schianto di una cometa o di un asteroide sulla sua superficie, pur passando un po’ in sordina, ha fatto tornare in auge l’idea secondo cui i pianeti giganti del Sistema Solare (Giove e Saturno in primis) agirebbero da difensori della Terra. Grazie alla loro immensa gravità, dovrebbero intercettare e deviare verso la loro superficie o verso il Sistema Solare esterno quegli asteroidi e comete di cui ancora pullula lo spazio appena oltre l’orbita di Giove, e che potrebbero altrimenti minacciare la nostra incolumità. Si ritiene che in passato l’opera di controllo esercitata dai pianeti giganti ci abbia salvato più volte da collisioni catastrofiche, potenzialmente in grado di cancellare la nostra specie. Del comportamento eroico dei giganti gassosi eravamo già stati testimoni oculari nel 1994, quando i frammenti che componevano la cometa Shoemaker-Levy sono caduti sulla superficie del pianeta gigante.

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Parolacce e saggistica

Nonostante scienza e giornalismo sembrino di recente aver deciso di sdoganare le parolacce, riclassificando il turpiloquio come “linguaggio emozionale”, immaginate la mia espressione quando, qualche tempo fa, tutta intenta a tradurre un piacevole saggio di astronomia, mi sono trovata davanti una battuta che prima di allora avevo sentito solo in «Priscilla Regina del Deserto». Perché quella faccia stupita? Pensavate forse che chi traduce saggistica sia immune a questo tipo di problemi? Assolutamente no.

E non era la prima volta in cui un autore che stavo traducendo aveva ceduto a un linguaggio un po’, diciamo, colorito. Come affrontare, dunque, la traduzione del turpiloquio nella saggistica? Senza voler tirar fuori una ricetta definitiva (che nel mondo della traduzione sarebbe tanto impossibile quanto assurda), posso provare a raccontarvi le mie esperienze in merito.

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