Negli ultimi mesi mi sono trovata costretta, o quantomeno “fortemente raccomandata” a camminare almeno un paio d’ore al giorno, possibilmente tutti i giorni. Come potrete immaginare, legato a questo vi è uno dei motivi per cui Valeria e io ci siamo per così dire prese una pausa dal blog, oltre alla pigrizia e agli impegni di lavoro.

Due ore non sono tante, ma se facciamo bene i conti non sono nemmeno poche: aggiunte a quelle per il sonno, i pasti, le faccende e il tempo da trascorrere in famiglia o con gli amici diventa difficile mantenere la media di 8 ore dedicate al lavoro quando, come me, si è freelance al 100 per cento. Non potendo, almeno non sempre, coinvolgere mio marito, e non riuscendo né a cucinare né a dormire camminando, mi sono quindi chiesta se, anziché sacrificare parte del tempo personale, non riuscissi a sfruttare queste due ore per lavorare.

Il problema è che la traduzione è un lavoro che si fa per iscritto: si parte da un testo scritto e si arriva a un testo scritto. Lavorare nel senso di tradurre, pertanto, non è qualcosa che si possa fare camminando, o se non altro io non ci riesco. Una cosa che però si può fare molto bene mentre si passeggia è ascoltare. Cosa che tra l’altro si può fare anche correndo, o andando in bicicletta, o persino guidando – con le dovute attenzioni, ovviamente 🙂

Personalmente, però, non sono una persona “uditiva” – in caso contrario avrei studiato per diventare interprete, anziché traduttrice. Ma, come si dice, à la guerre comme à la guerre, e tra le pressoché infinite possibilità offerte dalla rete, citerò le uniche due di cui sinora ho usufruito (ovviamente, nei commenti potete sbizzarrirvi!): i podcast e gli audiolibri. Entrambi sono “oggetti” che è possibile trovare in rete gratuitamente senza violare i diritti di nessuno ed entrambi sono disponibili in tantissime lingue diverse a seconda delle proprie preferenze. Cosa può volere di più una traduttrice?

Tra le cose che è possibile ascoltare camminando, per quanto riguarda gli audiolibri, mi appoggio principalmente al Progetto Gutemberg, che conosco e utilizzo dal 2004 quando, per una sostituzione maternità, mi trovai a fare un lavoro d’ufficio (con timbratura) che mi lasciava molto tempo libero e iniziai così a fare un po’ di volontariato come distributed proofreader, “cambiando la storia una parola per volta”. In due parole, il Progetto Gutemberg consiste di un sito dove vengono raccolte le versioni digitali di libri più o meno noti, realizzate a partire da copie cartaceee – da cui segue la necessità di avere dei correttori di bozze (preferibilmente madrelingua) che controllino ciò che è stato eseguito dalle macchine per la scansione con tecnologia OCR. Sul sito del progetto, che ha una sua pagina anche su Wikipedia Italia per quanti volessero approfondire, è possibile fare ricerche per autori e per lingua di vari libri fuori diritti, tra cui anche alcuni audiolibri letti da voci umane (Audio Books, human-read) o da sintetizzatori (Audio Books, computer-generated). Per inciso, l’ascolto di questi ultimi è un’esperienza estraniante ma interessante; personalmente non resisto oltre i cinque minuti, ma sono felice di averci provato… se non altro il sintetizzatore in questo caso legge qualcosa di diverso dalle indicazioni del navigatore!

Sempre con contenuti di dominio pubblico, e sempre con un’amplissima varietà di lingue disponibili, sono i libri che potete trovare su LibriVox, e sono sicura che di progetti analoghi ve ne sono molti altri. Per quanti invece fossero interessati ad ascoltare, camminando (o correndo, o facendo ginnastica eccetera), titoli più recenti, so che il colosso Amazon offre un servizio in abbonamento a circa 10 euro al mese (Audible), grazie al quale è possibile accedere a qualche migliaia di titoli, circa 3000 dei quali in lingua italiana, 8000 in inglese e qualcosa anche in spagnolo… Non è una scelta molto ampia, e confesso di non sapere come si debba fare per accedere ai siti Amazon di altre nazioni, ad esempio Amazon France nel caso si fosse interessati a un catalogo francofono; ad ogni modo, probabilmente è più che sufficiente iscriversi e pagare l’abbonamento!

I podcast, oggetto a me pressoché sconosciuto fino a poco tempo fa, sono invece diventati imprescindibili. Oltre alle versioni scaricabili di programmi radiofonici veri e propri, infatti, esiste un panorama piuttosto interessante e diversificato di trasmissioni realizzate appositamente per il Web, molte delle quali di qualità eccelsa. Rispetto agli audiolibri, che possono accompagnare le mie passeggiate per giorni, se non per settimane, i podcast durano una manciata di minuti; l’impegno richiesto varia, ovviamente, a seconda del tipo di programma: una rassegna di contenuti scientifici “duri e puri” come quelle che compaiono in BBC Inside Science vuole una concentrazione maggiore rispetto a Speaking of Translation, dove due traduttrici canadesi chiacchierano piacevolmente di tematiche legate alla traduzione. Anche l’ambiente esterno può giocare un suo ruolo nella scelta di cosa ascoltare camminando: per esempio, le Lezioni di musica di Rai Radio 3, per una come me che di musica classica capisce poco o niente (ma a un certo punto aveva bisogno di costruirsi un po’ di lessico per tradurre un articolo), è meglio ascoltarle passeggiando in un parco privo di rumore di fondo anziché lungo una strada trafficata…

Ci sono diversi modi per scaricare podcast (oltre ai singoli siti dei programmi veri e propri), tra cui il classico iTunes. Dopo un po’ di tentativi, ho poi scaricato la app di Castbox, disponibile per iOs e Android, perché mi sembrava avesse un buon catalogo. La app è comoda da usare con lo smartphone, ma le scoperte più interessanti le faccio navigando sul sito di Castbox da computer, perché la app è geolocalizzata e propone per primi i programmi italiani e in italiano, mentre dal sito, sostituendo il codice della nazione nella parte finale dell’url (https://castbox.fm/home?country=it), è più facile accedere a contenuti in lingue diverse.

Una volta partiti con uno o due programmi, è facile ampliare il panorama. Per esempio, è ascoltando una delle puntate del già citato Speaking of Translation che ho saputo dell’esistenza del sito News in Slow, che trasmette notizie settimanali in francese, spagnolo e tedesco, per l’appunto, rallentati a misura di studente di lingue, e da qui mi è venuta l’idea di ascoltare un po’ di francese e ho scoperto France Info Junior, dove l’attualità è commentata insieme ai ragazzini… Ed è preparando questo articolo che ho scoperto un database fantastico per accedere ai programmi radiofonici della Rai: l’elencone di Mariu che, a dispetto del nome non particolarmente evocativo, è un tale pullulare di contenuti culturali che la BBC ci fa un baffo!

Per concludere, tuttavia, vorrei segnalare che oltre a podcast e audiolibri, nei miei momenti peripatetici in realtà ho iniziato ad ascoltare anche… le altre persone. Era una cosa che non facevo da molto tempo. Per chi, come me, va dal parrucchiere una volta all’anno e quando si trova in un luogo pubblico (treno, bus, sala d’attesa del medico eccetera) la prima cosa che fa è tirare fuori un libro o una rivista e isolarsi dal resto del mondo, l’ascolto indiscriminato dei discorsi degli altri è fatto molto di rado. Ed è invece cosa utilissima nel lavoro di traduttrice, perché ti costringe a notare i diversi registri linguistici, modi di comunicare, espressioni gergali o generazionali e consente di arricchire il proprio bagaglio in modi a cui lo studio o le letture specializzate non potranno mai contribuire.

Che siano pettegolezzi tra compagne di scuola a passeggio per negozi, pagine di Madame Bovary lette da una voce sintetizzata o l’ultima puntata del programma radiofonico che al momento va per la maggiore in Uruguay… In ogni caso, qualunque sia ciò che volete ascoltare camminando (o correndo, o andando in bicicletta): buon ascolto a tutti!

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