Giove ha vissuto un 2016 movimentato. Avrete certamente letto della sonda Juno che da luglio, quando è arrivata nel sistema gioviano, ci sta inviando spettacolari immagini inedite del pianeta e dei suoi satelliti. A marzo, invece, lo schianto di una cometa o di un asteroide sulla sua superficie, pur passando un po’ in sordina, ha fatto tornare in auge l’idea secondo cui i pianeti giganti del Sistema Solare (Giove e Saturno in primis) agirebbero da difensori della Terra. Grazie alla loro immensa gravità, dovrebbero intercettare e deviare verso la loro superficie o verso il Sistema Solare esterno quegli asteroidi e comete di cui ancora pullula lo spazio appena oltre l’orbita di Giove, e che potrebbero altrimenti minacciare la nostra incolumità. Si ritiene che in passato l’opera di controllo esercitata dai pianeti giganti ci abbia salvato più volte da collisioni catastrofiche, potenzialmente in grado di cancellare la nostra specie. Del comportamento eroico dei giganti gassosi eravamo già stati testimoni oculari nel 1994, quando i frammenti che componevano la cometa Shoemaker-Levy sono caduti sulla superficie del pianeta gigante.

La cometa era stata catturata da Giove su un’orbita stretta e lunga nella prima metà del ventesimo secolo, e nel 1992 aveva sfiorato il pianeta gigante. L’immensa attrazione gravitazionale gioviana ne aveva frantumato il nucleo roccioso in qualcosa come una ventina di pezzi. Questo bizzarro conglomerato era stato scoperto un anno dopo da Carolyn Shoemaker e David Levy, marito e moglie cacciatori di comete dai quali prese il nome, e da quel momento osservato e studiato fino a quando, nel 1994, cadde su Giove, scatenando la fantasia dei catastrofisti ma, soprattutto, permettendoci di assistere per la prima volta alla collisione di due corpi del Sistema Solare.

L’eroismo dei nostri cugini giganti è senz’altro intrigante, ma è reale? Lo scienziato e divulgatore inglese Phil Plait si è posto la stessa domanda. Sul suo blog Bad Astronomy, in un post dall’intrigante titolo Giove: Jedi o Sith, si è chiesto se la fama del pianeta di protettore del Sistema Solare non sia in realtà gonfiata: in linea di principio, il pianeta dovrebbe «scagliare spazzatura cosmica verso il Sistema Solare interno in misura almeno simile a quanto lancia lontano da casa nostra».

Le prime simulazioni che hanno studiato l’influenza dei pianeti esterni su corpi celesti minori durante la formazione del Sistema Solare risalgono alla metà degli novanta, e hanno mostrato che davvero Giove spazzava via questo materiale. Studi successivi hanno ripreso l’idea e contribuito a radicarla nell’immaginario popolare.

I primi esperimenti contavano però su modelli e capacità di calcolo limitati rispetto alle risorse oggi disponibili. La questione è tornata alla ribalta, e nuove ricerche hanno in parte sradicato le nostre certezze. Plait riporta nello specifico il lavoro di Kevin Grazier, planetologo esperto in simulazioni su vasta scala delle dinamiche del Sistema Solare, che nel suo articolo Jupiter: Cosmic Jekyll e Hyde, pubblicato sulla rivista «Astrobiology», ha deciso di replicare lo studio simulando ex-novo l’evoluzione del Sistema Solare primordiale, e vedere dove ciò l’avrebbero condotto. «L’idea di base è piuttosto semplice», sostiene Plait: «Usare il computer per simulare il comportamento di decine di migliaia di piccole “particelle campione” nel Sistema Solare esterno soggette all’attrazione gravitazionale dei pianeti esterni (Giove, Saturno, Urano e Nettuno). All’inizio le particelle campione ruotano attorno al Sole su orbite che passano tra i pianeti esterni. Come però la gravità dei pianeti giganti entra in gioco, le loro orbite cambiano. Cosa succede nel tempo?»

Lo studio di Grazier si è articolato su diverse variazioni di questo tema principale (escludere prima un pianeta, poi l’altro, o ridurre la loro massa per simulare le origini del Sistema Solare, quando Giove e Saturno si stavano formando e non avevano ancora raggiunto la massa attuale), e ha osservato che Giove e Saturno hanno lanciato nella nostra direzione addirittura la metà del materiale presente tra le loro orbite, espellendo invece l’altra metà al di fuori del Sistema Solare; la frazione di corpi celesti caduti sulla loro superficie è invece praticamente trascurabile.

Tuttavia, come fa notare Plait, l’osservazione forse più interessante è che «all’inizio della simulazione questi materiali circolavano su orbite che non costituivano affatto una minaccia per la Terra. Non era roba pericolosa perché viaggiava su orbite circolari a qualcosa come miliardi di chilometri dal Sole. Se né Giove né Saturno si fossero trovati lì, quei corpi celesti avrebbero continuato a circolare attorno al Sole a tali distanze per sempre, senza mai colpirci. Ma è bastato mettere loro vicino i grandi giganti gassosi per trasformare quel materiale in pericolose munizioni. Quindi, ben lungi dall’essere nostro protettore, a quei tempi Giove (e il suo compare con gli anelli) hanno in realtà lasciato cadere sulla nostra testa una pioggia di bombe cosmiche».

Ma, come spesso accade, la realtà non è bianca o nera: «Non affrettiamoci nell’affibbiare a Giove l’etichetta di “cattivo”. Quel materiale ghiacciato potrebbe infatti essere stato importante per la vita sulla Terra. Primo, c’è un sacco d’acqua sul nostro pianeta, e ancora non è chiaro in che percentuale si sia formata in loco, contemporaneamente alla Terra, e in che proporzione derivi invece da impatti con le comete. È anzi certo che parte di quest’acqua sia giunta da comete cadute sulla superficie della giovane Terra, e secondo i modelli di Kevin [Grazier] di ciò dobbiamo ringraziare Giove»

E non è finita qui: in passato gli scienziati hanno rivelato in alcuni meteoriti caduti sulla Terra (che, ricordate, nascono come asteroidi) la presenza di amminoacidi e altre grandi molecole organiche, i mattoncini fondamentali per lo sviluppo della vita nella forma a noi nota. Tali materiali quindi potrebbero in parte essere stati trasportati qui da comete e asteroidi che i giganti gassosi hanno lanciato dalle nostre parti: «È vero, qualche miliardo di anni fa abbiamo ricevuto una pioggia di colpi da Giove (e Saturno), ma è anche possibile che così siano arrivati sul nostro pianeta gli ingredienti della vita. È grazie a ciò che siamo qui!»

Cosa ci insegna tutto ciò? Secondo Plait: «Alla fine, assegnare a Giove l’etichetta di “amico” o “nemico” è una scelta troppo drastica. Come ogni altro elemento dell’Universo, è capace di cose che al netto possono rivelarsi per certi versi un beneficio, per altri un pericolo. Di solito è un misto delle due. […] Dobbiamo abbracciare sia il lato luminoso che il lato oscuro della forza (di gravità) di Giove. Per un po’ ci ha reso il percorso accidentato, ma ha anche spianato la strada alla vita sulla Terra. Alla fine, forse si tratta di un buon affare».

Fonti
Jupiter: Jedi or Sith, by Phil Plait, Bad Astronomy, 15 febbraio 2016.

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