Jafar Panahi
Il mondo di un regista è segnato dalla relazione tra la realtà ed il sogno. Usa la realtà come fonte di ispirazione, dipinge con i colori dell’immaginazione, crea proiettando nel film i suoi sogni e le sue speranze.
La mia realtà odierna è che negli ultimi 5 anni mi è stato impedito di fare film e adesso, in base alla sentenza di un tribunale, sarò privato di questo diritto per i prossimi 20 anni. Ma so già che nella mia mente continuerò a girare i miei film dando corpo ai miei sogni. So bene che non potrò dar voce ai problemi quotidiani e alle esigenze della mia gente, ma non mi negherò certo la possibilità di sognare che tra vent’anni quei problemi saranno risolti e che io potrò parlare di pace e benessere nel mio paese.
La realtà è che mi hanno tolto la libertà di pensare e di scrivere per vent’anni ma nessuno può impedirmi di sognare che tra vent’anni l’inquisizione e l’intimidazione saranno sostituiti con la libertà di pensiero.
Mi hanno tolto il diritto di descrivere il mondo per i prossimi vent’anni; ma spero che quando potrò tornare a farlo sarò in grado di viaggiare in un mondo senza barriere geografiche, etniche o ideologiche.
Mi hanno condannato a vent’anni di silenzio, ma io continuo a battermi per un tempo in cui ci sarà tolleranza reciproca, rispetto per le opinioni degli altri e in cui sapremo vivere per gli altri.
Questa nuova sentenza mi ha anche condannato al carcere per i prossimi 6 anni; li vivrò sperando che nel frattempo i miei sogni divengano realtà. Augurandomi che i miei colleghi in ogni parte del mondo sappiano creare tali capolavori che quando uscirò di prigione sarò incoraggiato a vivere nel mondo che hanno saputo sognare nei loro film. Per i prossimi vent’anni sarò costretto al silenzio, sarò costretto a non poter vedere né pensare: sarò costretto a non fare film.
Mi piego alla realtà della prigionia e dei carcerieri. Cercherò nei film degli altri i miei sogni, troverò forse ciò di cui sono stato privato.
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Jafar Panahi è un regista iraniano. Questa lettera aperta è stata scritta prima di entrare in carcere.
Il 20 dicembre 2010 Panahi, dopo essere stato incriminato per “l’intenzione di commettere crimini contro la sicurezza nazionale e propaganda contro la Repubblica Islamica”, è stato condannato a 6 anni di carcere e 20 anni di censura sulla produzione e regia di qualsiasi film, sulla scrittura di sceneggiature e su ogni tipo di dichiarazione o intervista a media iraniani e stranieri. Gli è negato il diritto di lasciare il paese, una volta scarcerato.
è atroce.
non c’è altra parola : atroce.
la negazione dell’espressione persrolnale è qualcosa di assolutmanete atroce. ovunque, in qualsiasi contesto.
ogni regime che privi d’una tale libertà, in nome di qualsiasi ideologia è semplicemente anit-umano.
e ogni ideologia integralista è un’aberrazione denigrante.
ma la lettera di questa persona – che prima d’esser regista, prima d’esser uomo, resta una persona – è veramente toccante.
grazie per averla condivisa.
vi consiglio di leggere “scolpire il tempo” di andrej tarkovsij, nato russo, nato “sovietico”. un’altra persona a cui un regime aberrante ha negato il diritto d’esprimersi troppo a lungo, sino a portarlo al cancro ed alla morte.
è un libro toccante come pochi ne ho letti in vita mia.
altresì, vi suggerisco di scoprire la vita d’un altro regista, caro amico di tarkovskij, sergej paradjanov, nato armeno e omosessuale, sempre sotto l’atroce regime dei soviets. e sempre assoggettato a denigrazioni d’ogni sorta.
le loro storie son esemplari in quanto modelli d’una non rinuncia al diritto di sognare.
“scolpire il tempo” è uno dei miei tre libri preferiti in assoluto, quelli che porto ovunque con me, perché fonti costanti d’ispirazione.
gli altri due sono “il piccolo principe” di saint-exupéry e “eccentric spaces” di robert harbison.
libri che parlano dell’innata necessità d’ogni persona d’esser creativi, di sognare.