Istante propizio, 1855 [pg. 24]
2010 agosto 21
Il suo abbigliamento è la negazione del buon senso, la moda la rende una creatura primitiva appena uscita da un’esposizione coloniale: piume sulla testa, amuleto d’oro al collo, volto cosparso di polvere magica, palpebre colorate, lobi appesantiti da anelli di metallo, pianta del piede deformata da calzature rituali, epidermide intrisa d’olio ed essenze varie.
beh? è la donna..
e non solo occidentale. truccata. ovunque. nevvero?
mi ricordo vagamente d’una poesia d’un autore del dolce stil novo, che mi lesse un amico tanti anni fa, dove, in breve, descriveva una racchiona, ma con delle parole tali da camuffare il tutto meravigliosamente bene! il packaging conta! accidenti se conta. faceva spaccare dalle risate!
purtroppo non ricordo più né l’autore, né il titolo della poesia. e daniele è morto tanti anni fa, quindi non glielo posso più chiedere chi fosse..
a proposito di camuffamenti e sincerità, queta poesia risponde piuttosto alla seconda voce :
vista con granello di sabbia, di wislawa szymborska :
Lo chiamiamo granello di sabbia.
Ma lui non chiama se stesso né granello
Né sabbia.
Fa a meno di un nome,
generale o individuale,
permanente, effimero,
scorretto o appropriato.
Del nostro sguardo e tocco non gli importa.
Non si sente guardato e toccato.
E che sia caduto sul davanzale
è solo un’avventura nostra, non sua.
Per lui è come cadere su una cosa qualunque,
senza la certezza di essere già caduto
o di cadere ancora.
giau! e buona domenica