Io sono paranoico [recensione]

2010 agosto 7
by fr

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Dopo aver scritto Io sono ipocondriaco (sempre edito da ISBN) Dennis DiClaudio fa outing rivelando che non è ipocondriaco manco per la cippa e torna a bomba con un libro analogo, sulle paranoie. L’idea che mi sono fatto è che DiClaudio è sano come un pesce, non è né ipocondriaco, né paranoico, ma si diverte tantissimo a sondare le perversioni del cervello umano, il quale è sublime creatore delle più bizzarre barriere contro lo svolgimento naturale della nostra vita.

Visto che questo è un sito sulle citazioni, non posso non linkare una citazione che a tal proposito ci casca a fagiuolo: eccola.

Ebbene sarò diretto: comprate questo libro. Ci sono tanti motivi per farlo. Il primo è perché il sottotitolo contiene la dicitura “guida tascabile” e lo è. Sì è un vero tascabile, di quelli che, come suggerisce la parola, entrano in tasca. Non come quei libri che sono ipocritamente chiamati “tascabili” e che poi non ti entrano in nessuna cazzo di tasca di tutto il tuo guardaroba (ricordo una filippica di Trevisan su questo argomento in Un mondo meraviglioso che mi fece piangere dalle risate – alla fine lui è talmente disperato che si compra un giaccone solo in base alla misura delle tasche e per fare il test si porta I Fratelli Karamazov, ovviamente l’edizione tascabile, dell’Einaudi).

Alcuni editori, non paghi di essere già ipocriti, decisero di diventare anche incoerenti chiamando alcune loro collane: Grandi Tascabili. Cioè, fatemi capire: siccome non entra in tasca, non è un tascabile (e fin qui, chiaro). Ergo è grande per essere classificato come tascabile… dunque è un Grande Tascabile? Si può essere più stupidi? Invece di dire, be’ in effetti non sono molto tascabili i nostri tascabili, perché non cambiamo il nome della collana? Potremmo chiamarla, chennesò tipo I Sassi, che dà quel bel senso di pesantezza che non te li puoi mettere così, sic et simpliciter, in tasca e portarli in giro con te senza provare un fastidio smodato. Non è molto meglio? (Probabilmente il tipo che ha fatto una proposta simile è attualmente il benzinaio sotto casa mia.)

L’altro motivo (quello serio) per cui dovete leggere questo libro è che DiClaudio conosce benissimo il significato delle parole ironia e sarcasmo e sa come usarle, entrambe. La cosa potrebbe apparire ovvia, ma non lo è affatto. La maggior parte delle persone le confonde e non le capisce quando ce le ha di fronte, anche perché di solito si accompagnano ad una caratteristica che lascia perplessi gli ottusi: la sintesi. DiClaudio maneggia tutto ciò con estrema destrezza. Il che produce una cosa che adoro fare spesso: ridere.

E last bat not liist, questo libro va letto/comprato perché DiClaudio ha fatto tanta ricerca e sa bene di cosa parla. Ci tiene a specificare che il libro assolutamente non è da utilizzare come testo medico, anche se le informazioni (parziali) sono tutte vere: resta pur sempre un’opera umoristica. E lasciatemelo dire: lo è.

Dunque: onore al merito per aver trattato un argomento così complesso con una leggerezza e una precisione invidiabili.

I disturbi presi in considerazione sono divisi nelle seguenti categorie:

  • ansiosi
  • dissociativi
  • fittizi
  • del controllo degli impulsi
  • della personalità
  • psicotici
  • sessuali
  • del sonno
  • somatoformi.

Ogni disturbo è poi trattato con uno schema molto intelligente che ricorda un po’ le guide turistiche. Tenterò di spiegarmi.

Dopo il titolo del disturbo (e possibili nomi alternativi riportati in parentesi) c’è un perché. Non è una domanda, bensì una spiegazione sintetica di una singola frase che riassume il disturbo in maniera intelligente e, diciamo così, ne fornisce una spiegazione fulminea. Questi perché iniziano tutti invariabilmente con la parola “perché” (maddai!) e ti cacciano fuori molti ghigni. Sono dei distillati che portano il lettore subito nel cuore (e nella mente) di chi è tormentato, come ad esempio questo.

Poi c’è un simpatico questionario che pone delle domande al lettore. In base alle risposte, immagino che il lettore stesso possa capire se è incline a una certa paranoia oppure no; alcune di queste sono facete, altre più serie, ma tutte sempre inerenti al disturbo in maniera chiara. Per così dire: introducono ciò che vi verrà spiegato meglio nelle sezioni successive facendovi riflettere sulla possibilità che voi siate affetti dalla sindrome.

La sezione dopo è una novità rispetto al libro precedente ed è senza dubbio il nocciolo del divertimento (un’idea davvero geniale): il monologo interiore. Il lettore ascolta la conversazione che il malato fa con se stesso (per l’appunto: un monologo) e assiste all’inevitabile circolo vizioso che da un’inezia porta all’ossessione. Qui la creatività di DiClaudio è al massimo: gli spunti sono eccezionali perché comuni al punto che ogni lettore può immedesimarcisi,  mentre gli esiti sono esilaranti ed esasperati.  DiClaudio simula ciò che potrebbe accadere all’interno della capoccia del malato, e lo fa in maniera sublime.

A seguito del monologo c’è sempre una stampa: ebbene sì, nel libro ci sono anche le figure! Le stampe potrebbero essere prese da originali o disegnate a posta per il libro (non sono riuscito a scoprirlo, ma sono incline alla seconda ipotesi), fatto sta che sono in stile medico del ’700, quindi bislacche da morire, ma anche molto affascinanti.

Dopo la figura ci sono le sezioni più serie del libro, ossia la diagnosi (in cui DiClaudio ti spiega in maniera un po’ più analitica – ma sempre ironica – come funziona la paranoia e dà altri dati utili come la frequenza, i sintomi, i comportamenti più comuni, eccetera), l’eziologia (le cause e il perché – posto che si sappia – esiste questo disturbo), e la cura (sempre se esiste).

Ogni sindrome è chiusa con una nota, in cui DiClaudio fornisce dei casi particolari o semplicemente dà sfogo alla sua simpatia o alla sua cultura comico-medica.

———————-

Con questo libercolo imparerete tante cose e vi divertirete un mondo (sempre se avete qualche trascorso con i concetti di ironia e sarcasmo). Uno di quei classici da tenere sempre in bagno, per le vostre sedute più impegnative o quelle dei vostri ospiti.

Per esempio io ho imparato che l’erotomania non è quella patologia di cui pensavo esser afflitto (quella che mi fa voler copulare con ogni bella gnocca che mi capita di vedere a giro). No quella non è una mania, si chiama molto banalmente testosterone. L’erotomania è una simpatica paranoia che vi fa credere che un personaggio particolarmente famoso e noto al pubblico, chennesò, tipo Brad Pitt o Claudia Schiffer, sia innamorato di voi! L’avreste mai detto? Io no. E quindi vi lascia messaggi in codice per segnalarvi il suo amore (farvi trovare un pezzo di formaggio ammuffito in frigo, o spostarvi le chiavi di casa – ecco perché non le trovate! -, così per indurvi a pensare a lui/lei; tutti segnali inequivocabili del loro amore spasmodico).

Da quando ho letto il libro ho smesso di pensare al frottage solo come una tecnica usata egregiamente da Max Ernst (o forse ne era afflitto anche lui e dava sfogo alla mania tramite i quadri? Con cosa esattamente sfrottaggiava?).

Ho scoperto che la follia che coglie Homer in un episodio geniale dei Simpson non è frutto della fantasia sfrenata degli sceneggiatori, bensì una sindrome realmente esistente che colpisce alcune persone che visitano Gerusalemme (sindrome di Gerusalemme). E ho anche imparato che Nabokov era afflitto da sinestesia, una curiosissima sindrome per cui il cervello confonde stimoli e sensazioni corrispondenti. Se siete afflitti da questa sindrome, il colore rosso potrebbe essere per voi asperrimo, mentre un do diesis virare sul verdognolo… (interessante immaginare come uno scrittore della levatura di Nabokov dovesse intellettualmente ricostruire sensazioni che in lui erano provocate da stimoli incongruenti per trasporle nei personaggi).

Insomma, è proprio il caso di dire che la nostra mente può combinarcene di tutti i colori; può farci desiderare una mutilazione specifica per tutta la vita (disturbo dell’integrità corporea), può indurci a strapparci i capelli dalla testa provando sollievo ed altre amenità (leggere il libro per saperne di più, neh). Alcune di queste amenità vi saranno più familiari (sindrome di Munchausen), ma la maggior parte vi coglieranno di sorpresa e vi faranno pensare che la follia, è davvero folle.

Decisamente un libro che ti insegna tantissime cose facendoti divertire come un matto. Anzi, come un paranoico. Un libro che potrebbe addirittura illuminarvi su alcuni dei vostri comportamenti più inspiegabili. Io per esempio ho scoperto di essere afflitto da una forma lieve di accumulo compulsivo. (Da notare che il “lieve” lo metto io, quindi sarebbe interessante sapere cosa ne dicono gli altri… è risaputo che chi soffre di paranoie ne è ignaro o minimizza…)

In appendice c’è anche un brevissimo e dettagliato elenco delle principali fobie e manie di cui si è attualmente a conoscenza. Utile compendio a un’opera essenziale per capire meglio i vostri amici così strani.

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One Response leave one →
  1. 2010 agosto 10
    kux cazalobos permalink

    che dire?…

    ovvio che lo compro!!!!

    così, anche tu soffri di accumulo compulsivo? abbiamo un’altra cosa in comune, vecchio mio!
    non hai idea di quanta merda ci sia in casa. e dico “merda” solo per “farmi bello” davanti agli amici, per minimizzare, come scrivi tu..
    per me, ovvio, si tratta di tesori inestimabili che possono rivelare una loro utilità in qualsiasi momento!

    inoltre, considerando gli studi che sto facendo, direi che i due libri mi saranno più che indispensabili!!
    ergo, al prossimo passaggio in terra italica, li farò miei!!

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