Istante propizio, 1855 [pg. 12]
2010 luglio 18
Ho vissuto questo e quello e ho trovato il senso della mia vita, e ne ho anche conosciuto i limiti; ma i limiti variano; il senso è eterno.
Ho vissuto questo e quello e ho trovato il senso della mia vita, e ne ho anche conosciuto i limiti; ma i limiti variano; il senso è eterno.
interessante.
per me anche il senso è variabile, in realtà.
oppure è sempre lo stesso : non ne ha. perché sbattere la testa al muro per capire dove andare [metaforicamente parlando], quando l’unica costante che persiste è qualcosa di estremamente semplice : la respirazione, il battito cardiaco, le necessità fisiologiche..
essere flessibili come un filo d’erba al vento.
i limiti pure variano, poiché non son altro che un’illusione che ci si auto-impone. ed una necessità dovuta al tempo : ad un certo punto ci si rende conto che si deve fare una scelta e che non ci si può davvero dedicare all’idraulica come alla fisica quantistica, alla musica come al pensiero sufi, alla riscoperta dell’europa medievale come al bidone dell’etichetta “bio” secondo i canoni del governo europeo…
allora si fanno delle scelte – arbitrarie – e si va avanti facendo finta di non poter fare certe cose poiché non si è capaci. salvo, ovvio, handicap fisici che potrebbero impedirci di svolgere certe attività. tipo che se io mi mettessi al basket non avrei una gran carriera davanti a me, coi miei 164 cm..
ma in fondo, perché no? per il proprio piacere….. avevo sentito d’un fotografo cieco.
dopo tutto, come ha detto carlo verdone in “borotalco”, la mia vita più che una vita è stata un’odissea.
a volte quest’odissea ha luogo in una banalità quotidiana fatta di lavoro e casa..
a ciascuno le sue sfide, se son affrontate in quanto tali e non come un’imposizione d’un destino inconoscibile.