Istante propizio, 1855 [pg. 10]
2010 luglio 15
La mia opera, per quanto maldestra, imperfetta, caduca, era necessaria; dunque la mia vita non fu vana.
La mia opera, per quanto maldestra, imperfetta, caduca, era necessaria; dunque la mia vita non fu vana.
beh..
dipende.
era necessaria ppe’ chi?
comunque.. è triste che ci sia gente che pensa davvero che debba lasciare una traccia fisica del proprio passaggio per avere l’impressione d’esser stato necessario..
ed nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di uomini.
avessimo anche noi l’utero, sentiremmo ben meno la frustrazione di vivere e la necessità di schiacciare le donne.
in realtà “l’opera” a cui si riferisce non è una cosa fisica… è un esperimento antropologico.
la citazione mi piace molto perché sottolinea una cosa che tutti gli esseri umani, prima o poi, devono affrontare: dare un senso alla propria vita.
ah, ok.. quindi la citazione gioca su un giro di parole..
ma è pure un sillogismo senza un passaggio.
oppure, altrimenti espresso, un fattore che giustifica se stesso.
ma senza spiegazione e senza esser un assioma neppure : la mia vita è utile poiché necessaria.
ma dunque : solo per il fatto d’esistere?
in realtà son d’accordo. nel senso che se qualcosa esiste, filosoficamente e fisicamente, era necessario, nel senso che è il risultato d’un’azione – o seire d’azioni – che han fatto sì che un evento accadesse.
però ho voglia di rompere un po’ le scatole..
;-)
in effetti ha a che vedere col discorso che l’esistenza è il risultato di azioni, quindi “l’opera” è ciò che si fa della propria vita, che assume un senso proprio tramite il fare.
decisamente un libro interessante. a te piacerebbe un mondo.