Io, eccetera [pg. 24]
2010 giugno 15
Quanti, quanti viaggi dobbiamo intraprendere per non essere vuoti e invisibili.
Da Progetto per un viaggio in Cina
Quanti, quanti viaggi dobbiamo intraprendere per non essere vuoti e invisibili.
Da Progetto per un viaggio in Cina
e lo dici a me?!?
sto già a fa’ i bagagli!
in realtà non son così d’accordo : se si parte vuoti si ritornerà vuoti. per ricevere da un viaggio si deve avere qualcosa di proprio da lasciare in scambio..
niente è gratuito al mondo..
ma imparare a dare senza “lacerazioni”, quello sì, te lo insegna solo l’esser in viaggio.
e poi..
i viaggi più laceranti, quelli più violenti, queli che ci cambiano di più, banalmente [ma il più delle volte la verità è "banale"] son quelli interiori, quei giorni in cui ci si sveglia e ci si rende conto d’esser un’altra persona, senza aver fatto null’altro che guradare con occhi diversi la tazza in cui prendiamo il thé la mattina, o l’omino al botteghino del metro da cui entriamo ogni mattina, un paio di scarpe abbandonate sul marciapiede.
facciamo un gesto un po’ diverso dal solito, una frase ci entra in testa e ci rendiamo conto che la realtà non è come ce la rapprensentiamo.
e nulla può più esser come prima……..
ed io? chi è questo nuovo io in questo vecchio quadro? che ci faccio qui? come ci sono arrivato?
poi, la puntina del giradischi non si rialza da sola dal piatto, perché il giradischi è vecchio, ed ascoltiamo, per qualche minuto, solamente per qualche minuto, il ticchettio ritmico della puntina sull’ultimo solco.
quel suono è l’infinito.
e ci fa leggere il presente in una maniera leggermente diversa.
abbastanza da disarcionarci.
la persona che amo so che non potrò mai viverci assieme. ed è atroce. ma questo sentimento son io, vivo, adesso.
un nuovo zaino contiene vecchie cose.
e son perso, ma in questo spazio che il mio spaesamento lascia libero, troveranno la via nuovi sentimenti, che ancora non conosco, per persone che ancora non ho incontrato.
penso d’esser vuoto, quando non so più interpretare le mie reazioni di fronte al quotidiano alternarsi dei minuti che si ripetono apparentemente uguali solo perché non ho il coraggio di guardarmi al fondo dell’animo.
paura di esser diverso qui, adesso. allora faccio i bagagli. perché la ggiù sarà più facile esseer una nuova persona.
per accorgermi che il punto d’arrivo son sempre – inevitabilmente – io..
splendido commento. degno di essere citato come citazione a sé stante.
mi trovo d’accordissimo sul discorso che se si parte vuoti, si tornerà vuoti.
infatti la citazione è tratta da un personaggio che è in pieno conflitto con se stessa e necessita di andare in Cina per ritrovarsi, per non sentirsi vuota e invisibile.
ma, come giustamente poi osservavi tu, i “viaggi” possono significare molto altro e, in tutti quei vasti altri sensi che possono significare, i viaggi ci servono per diventare noi stessi.
di questa citazione ci sono due cose che mi colpiscono tanto: l’incipit con la ripetizione della parola “quanti” e il verbo “intraprendere” che ha quel connotato di spinta quasi coattiva a volte necessaria per sconfiggere (parzialmente) la forte inerzia che contrasta il migliorarsi.