Ingegnere del tempo perduto [pg. 49]

2010 maggio 3
by fr

Si trattava soprattutto di dimenticare la mano nel fare le cose, perché in fondo anche la mano è un prodotto del caso.

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2 Responses leave one →
  1. 2010 maggio 3
    m kux cazalobos permalink

    non mi quadra.
    ma lui non era a favore del caso?
    mi sa che l’estratto è troppo corto..

  2. 2010 maggio 4

    sì, duchamp adorava il caso, ma credo che il senso della citazione si riferisca ad un’altra cosa. cioè: per evitare quella che lui chiamava “pittura retinica” o “egemonia retinica” si concentrava su aspetti puramente tènnici e quindi in un certo senso annullava il suo stile, ovvero la mano.

    duchamp voleva fare “cose” che non riflettessero l’egocentrismo dell’artista.

    pensa a quando guardi un’opera: spesso, subdolamente, vieni sopraffatto dall’aurea dell’artista, dalla sua fama, dal suo magnetismo. questo non ti consente di valutare l’opera obiettivamente. sei influenzato da cose non strettamente legate all’opera. e a pensarci bene è proprio da qui che deriva la piaga delle quotazioni assurde: per parafrasare lo stesso duchamp, una cagatatina di picasso resterà sempre una cagatatina, che non toglie nulla a guernica, né alla grandezza di picasso in toto, ma non si capisce perché ci dobbiamo strappare i capelli o pagarla miliardi se fa schifo.

    duchamp ha lavorato tutta la vita per eludere questo che lui considerava un vero e proprio flagello degli artisti contemporanei; una cosa tutto sommato inutile, che distrae.

    questo approccio mi ricorda molto borges quando diceva che aspirava a non avere nessuno stile letterario (ed è precisamente il motivo per cui molti lo trovano “freddo”, proprio come può sembrare “freddo” il grande vetro). per entrambi aveva più senso l’opera in sé e non la messa in mostra delle loro capacità o della loro cultura.

    se dovessi fare un parallelo azzardatissimo, direi che finzioni è il grande vetro della letteratura del ’900.

    poi il discorso che la mano è frutto del caso, se vuoi è un po’ una boutade per dire: la mano con cui nasci è la mano con cui devi fare i conti; se riesci ad annullarla, allora hai vinto. è molto zen.

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