Tasca di pietra [recensione]

2010 febbraio 25
by fr

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A mia totale discolpa, ce l’ho messa tutta. Mosso dalle migliori intenzioni. Davvero, giuro. Ho comprato il libro, attratto dalla splendida copertina e dal titolo non banale; l’ho letto senza sapere nulla di De Simone (personaggio, a leggere le parole della Zandegù, eclettico e talentuoso); poi mi sono documentato e ho ascoltato i pezzi dei Nadàr Solo; infine ho anche visto qualche foto del personaggio eclettico. Quindi posso parlare con cognizione di causa.

Parlerò prima del libro, poi se sono ancora in vena, anche del personaggio. Parto dal libro perché l’ho letto in una condizione esistenziale favorevole: ignorando tutto il resto. Quindi non ero influenzato negativamente. Ero puro, vergine. Tabula rasa. No, perché ci tengo a dirlo: indagando sul personaggio, ho solo ricevuto stimoli negativi. La faccenda peggiorava di link in link.

La cosa migliore di questo romanzo è la copertina. Il resto, come diceva Califano, è noia. Sarebbe stato più bello tutto come la grafica esterna, ovvero senza parole, ogni pagina vuota. Ma sarebbe stato troppo raffinato, troppo à la Cage.

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Si meriterebbe una bella recensione vuota. Ma anche quella sarebbe troppo raffinata. No, questa roba va spezzata. Bisogna che qualcuno almeno ci provi. E quindi mi attirerò le ire di gente che la letteratura non sa dov’è di casa (ovvero la maggior parte dei bipedi attualmente in vita), ma lo farò ugualmente. Non ho mai avuto come scopo quello di essere simpatico alla massa. Perché sulla massa, io la penso esattamente come Brussig.

Bene, veniamo al verdetto: il libro è veramente un libro inutile. Buono per chi legge 1 libro l’anno. Gli stessi che comprano 1 ciddì l’anno e pensano che il panorama musicale mondiale sia ciò che passa MTV. Ecco per voi, De Simone ha fatto l’accoppiata vincente! Potete comprare il suo libro e anche il suo ciddì (fra l’altro ho letto che viene passato spesso proprio su Brand New… ma tu guarda le coincidenze!) e essere paghi per 12 mesi interi! Fico, no? E ci fate pure la figura degli alternativi, che conoscete uno che ha meno di trent’anni ma già è così eclettico e talentuoso. (Trovo la parola “talentuoso” ributtevole.)

Devo dire però che il libro è ben mascherato. Sempre per rimanere in tema di citazioni, come diceva Gottfried Benn: lo smalto sul nulla. Ovvero: tutto ben fatto, ben costruito; peccato che non ci sia nulla dentro. Nulla.

Una storia di quelle in cui tutti (soprattutto le donne) possono immedesimarsi, che fa presa immediatamente. Helen, inglese trapiantata a Bologna e sposata con Said, marocchino grassotto, intelligente e molto buono, è infelice. Mannaggia! Povera! Vive all’ombra di quest’uomo al quale però non si può veramente rinfacciare nulla, perché è davvero uno a posto. Semplicemente Helen è un’idiota. Non sa perché l’ha sposato, non sa perché vive e non sa cosa vuole. Sa solo che è insoddisfatta. Il classico personaggio che detesti dall’inizio alla fine. E infatti ti chiedi: ma perché proprio lei deve sopravvivere alla strage dell’autogrill? Sì, perché il romanzo ha un colpo di scena che cambierà la vita di Helen (ma soprattutto quella di Said: muore). L’idiota, da insoddisfatta ma in una vita piena di certezze, passerà ad essere immersa in una vita senza certezze, ma finalmente libera dal marito. Che però, guarda caso, era anche la sua ancora di salvezza (da se stessa, ovviamente).

Cosa accade quando un’idiota piena di sé tenta di gestire un evento catastrofico sia al livello pragmatico che al livello emotivo? Fallisce.

De Simone deve veramente conoscere bene la psicologia femminile (visto che fra l’altro si prende il rischio di scrivere in prima persona, cosa molto difficile quando si è dell’altro sesso, non a caso ci si cimentano in pochi e magari non al loro esordio, ma lui è eclettico, si sa) perché un personaggio così fragile non è facile da costruire verosimilmente. Ma lui ci riesce, davvero. Non sono ironico. Gli è venuto bene. Chissà se pensa che di donne inette come questa ce ne siano a pacchi. Oppure se ha una stima bassissima della categoria sessuale. Quale sia la motivazione che ha spinto De Simone a scegliere di narrare le vicende di questo personaggio discutibilissimo la ignoro, ma il fatto rimane ineluttabile: Helen deve morire. È veramente una minorata.

Scritto in maniera scorrevole, il libro poi narra le scelte idiote dell’idiota che ha una fortuna smisurata (altrimenti sarebbe morta 16 volte) e termina con una scenata isterica che (si spera) porti l’idiota alla follia e fuori dai coglioni. Unico momento in cui De Simone riesce davvero a produrre un filo di inquietudine è la scena dell’autogrill. Per il resto produce solo fastidio.

Alla domanda: cosa c’entra la tasca di pietra?, rispondo solo: niente. Giusto per buttarla un po’ più in caciara, De Simone ci infila una fiaba che la madre raccontò a Helen una volta sola. Una sorta di metafora della follia che alberga in ognuno di noi e che teniamo a freno altrimenti tutti perderemmo il senno. Detta con le parole della fiaba: la tasca di pietra, una volta rotta, non si può aggiustare. E nella tasca c’è la follia. Ecco, del libro consiglio di leggere solo la fiaba, quella è medio-decente.

Ci ho messo 2 giorni a leggere questo libro e non mi ha lasciato granché. Nemmeno la voglia di scrivere queste righe. Il fatto che i Wu Ming (altra oscenità in cui di letterario non ci vedo nulla – che tristezza questi italiani) abbiano scritto una recensione entusiasmante di questo libro non fa che peggiorare la posizione di De Simone.

Parliamone: ha una posa che ricorda Mr Brand New nelle sue inclinazioni peggiori, ha un gruppo che fa roba alla peggior-periodo-dei-Marlene-Kuntz-però-accattivante (posto che ci sia mai stato un “periodo decente” dei Marlene Kuntz; buono è impossibile), ha scritto un libro pretenzioso ma brutto e c’è gente che fa paralleli con Lo straniero di Albert Camus. Certo, De Simone premio Nobel. Come no.

Sento puzza di mossa commerciale.

Resterà solo disgusto.

Ah, a proposito, per chi ancora fosse incuriosito da ‘sta roba, c’è anche tutta una mossa commerciale (apertamente commerciale, intendo) fatta dalla Zandegù sulla copertina di Tasca di pietra. Dato che l’unica cosa buona era la copertina, hanno ben deciso di indire un concorso per rovinarla. Chiunque può cimentarsi nel creare la sua copertina personalizzata del libro e inviarla in un sito internet e poi, alle successive ristampe, il vincitore avrà l’onore di vedere la sua creazione in tutte le Merdinelli d’Italia. Sì, perché la mia copia, quella con la copertina bella, fa parte di una tiratura limitata a 1000 copie, firmate dall’autore. Cristo, ho pure la copia firmata di De Simone (che, fra parentesi, se la tira talmente tanto che non firma nemmeno per esteso, scrive, a mo’ di droga sintetica, “MDS”, con una grafia che dire svogliata è fargli un complimento).

Ora, se posso dire la mia: tutta questa storia delle copertine è un modo per far lavorare la gente gratis. Comunque, attualmente il sito apposito per il concorso non è in linea, il che mi fa pensare che non deve aver avuto molta fortuna, tutta questa iniziativa. O forse ne ha avuta troppa.

Per chi fosse interessato, cedo la mia copia numerata, numero 207, preziosamente vergata dal personaggio eclettico e talentuoso, alla modica cifra di 0.00€. Il valore letterario dell’opera.

Creative Commons License

12 Responses leave one →
  1. 2010 marzo 2

    Cacchio, ma…sembra Paolo Giordano. Aspetta un attimo, aspetta un attimo:
    http://scrittorinesi.blog.lastampa.it
    Elenco dei nomi a destra.

  2. 2010 giugno 9
    Mario permalink

    Posso avere il libro? dato che lo vuoi dare via, io lo prendo volentieri.

  3. 2010 giugno 10

    perché no. ti contatto via méil e ci mettiamo d’accordo.

  4. 2010 agosto 11

    ebbene, sono passati ben 2 mesi da quando ho scritto questa méil al caro Mario e ancora non ho ricevuto nessuna risposta!

    e dire che lo desiderava tanto questo libro…

    la gente è strana.

  5. 2011 aprile 27
    federica permalink

    ce l’avevo da un po’ di tempo sul comodino, ma l’ho letto solo l’altra notte in un paio d’ore, dopo aver letto questa recensione… più che togliermi la voglia mi hai incuriosito… ahah! troppo livoroso per essere attendibile… A me personalmente tasca di pietra è piaciuto e mi ci sono ritrovata un sacco… forse sarò una minorata anch’io? ;))

    Qui si parla di un suo nuovo libro, ma non si capisce quando esce…

    http://www.newspettacolo.com/news/varie/35737_matteo-de-simone-autore-cantante-e-bassista-dellapprezzato-trio-rock-nadar-solo-pubblica-il-suo-secondo-libro-denti-guasti.html

  6. 2011 aprile 27

    mah, che dire? sono contento di averti instillato curiosità… peccato che l’ho fatto sul libro sbagliato!

    sarò pure stato troppo livoroso per essere attendibile, ma per me la letteratura è una roba seria. bisogna difenderla.

    un consiglio: leggi Bolaño.

    sul tuo essere minorata o no, non spetta a me giudicare. spero che tu davvero non sia come Helen.
    te lo auguro di cuore.

  7. 2011 aprile 29
    federica permalink

    buh… quel che trovo strano è tutta questa rabbia per un autore che non è certo Paolo Giordano… in termini di vendite voglio dire. ha pubblicato per un piccolo editore e non so quante copie abbia venduto, ma non credo milioni… a leggere la tua recensione sembra un po’ il classico sfogo verso chi ce l’ha fatta e non se lo merita… ma posto che secondo me se lo merita (mia opinione) non mi sembra si possa ancora dire che sia “uno che ce l’ha fatta”, per lo meno nell’accezione comune di successo… insomma, è un giovane autore, per me di talento, per te no, ma ecco è uno che ancora ha parecchia strada davanti… il paragone con coppola non l’ho capito tanto…

  8. 2011 maggio 1

    cara federica,

    posto che i gusti sono gusti e quindi si può vivere in armonia anche con gente che ascolta max pezzali, il discorso che fai su mds vs paolo giordano regge fino a un certo punto. sono d’accordo con te che in termini di vendite non sono comparabili: paolo giordano è una superstar. questo però rende anche più “facile” avercela con lui. infatti di gente che gli ha dato addosso ce n’è stata tanta. contro mds invece non ho letto granché.

    esiste infatti un certo qual snobismo nell’essere talentuoso e anche underground. cioè si viene elevati proprio perché di nicchia; potenzialmente di culto. leggendo in rete ciò che si dice di mds, è proprio a questo che si allude (ti ricordo che qualche pazzo ha fatto il paragone con Lo Straniero di Camus – non so se mi spiego). A proposito, se non l’hai mai letto, ecco: quello sì che è veramente un bel libro! un libro che, come tutta la vera letteratura, fa riflettere su se stessi e sulla vita, ponendo delle domande veramente scomode.

    comunque, tornando a mds, a mio modo di vedere il ragazzo non fa letteratura, scrive roba alla “harmony”. ognuno poi è libero di leggere ciò che vuole, c’è addirittura chi compra fabio volo e lo considera uno scrittore (e sono tantissimi), dunque chi sono io per giudicare? però visto che curo un blog di citazioni e (saltuarie) recensioni, dico la mia: avviso le persone che mi seguono che per me è una porcata.

    il livore “eccessivo” deriva probabilmente da tutto ciò che ho letto in rete a proposito di mds: si grida al capolavoro, al genio; si fanno confronti con premi nobel per la letteratura. ma ci rendiamo conto? tutto sommato il mio è stato un moto di reazione per controbilanciare un po’ il fenomeno mds (che, ti ricordo, è autore eclettico e talentuoso).

    il paragone con coppola deriva da due cose: uno che si assomigliano tanto (vedi le foto che ho postato) e due che quando coppola iniziò con il programma brand new, mi dava fastidio alla stessa maniera. si concedeva delle arie da “io so ciò che cosa conta e cosa no”. adesso il ragazzo è a capo della isbn, casa editrice finta-indipendente (altra mega magagna di cui pochi sono a conoscenza) con la quale, a mio avviso, sta facendo un ottimo lavoro di riscoperta di grandissimi libri.

    se posso permettermi, leggi da isbn, Motorman, di David Ohle.

    un saluto.

  9. 2011 maggio 2
    federica permalink

    caro fr,
    ti ringrazio per i consigli di lettura, me li segno.
    tornando a matteo de simone, quel che dici lo capisco, ma naturalmente fino a un certo punto, perché a me il libro come ti ho detto è piaciuto. Non ho percepito nessuno scivolone alla Harmony e non credo che fare letteratura utilizzando strutture semplici e un linguaggio scorrevole e immediato necessariamente significhi che uno scrittore fa spazzatura… no? il libro secondo me è invece non solo scritto bene e ti fa restare incollato e questa è già di per se una prima qualità…. ma mentre in un romanzo di baricco, per citarne uno che sicuramente odierai… ;), io ci trovo affabulazione e tanta inconsistenza, in tasca di pietra, unitamente a questa capacità “seduttiva” verso il lettore, io ci ho trovato qualcosa di mio, qualcosa di importante che prima non avevo saputo riconoscere. Secondo me wu ming (che non piace neanche a me) ha ragione non tanto per il parallelo con Camus che ho letto e che rimarrà tra i miei romanzi preferiti in assoluto, ma ha ragione nel dire che questo libro parla di un sentimento che viviamo in molti (rielaboro la recensione per come l’ho interpretata io) e a cui non sappiamo dare un nome. Una sorta di sensazione di non aver mai deciso davvero niente nella vita, come se ci fosse stata comandata. non è depressione, è più un misto di scarsa autostima, tendenza ad accondiscendere, a far propri i “miti” della società che ci manipolano e ci incasellano, la famiglia è uno tra i tanti, pena il “suicidio” della propria identità. Insomma, io forse non ho la tua preparazione per giudicare se questo è un capolavoro o meno, ma la questione dell’underground e del cool secondo me riguarda di più l’aspetto pubblicitario e critico, cioè chi ha parlato di questo libro, anche magari a scopo promozionale. Io però, prescindendo da questo che mi interessa poco e sapendo di questo romanzo niente se non quel che hai scritto tu, quindi niente di buono ;), l’ho trovato invece capace di parlare di questo senso di sconfitta che ci accompagna nella normalità della vita, che ci impedisce di essere padroni fino in fondo dell’esistenza. non avevo letto altri libri su questo tema e francamente per questo mi è sembrato un romanzo necessario e anche scritto con una delicatezza rara. di harmony, in vacanza da mia nonna quando ero ragazzina ne ho letti più di qualcuno e ti assicuro che questo romanzo non ha veramente niente di quei libracci. insomma, il gusto è gusto, ma resto dell’idea, come dici proprio tu all’inizio della recensione, che quel che di “non letterario” hai letto su questo autore hainfluenzato (aggiungo “un po’ troppo”) il tuo giudizio… ;)
    comunque, a parte tutto, bella conversazione letteraria… :)
    a presto!

    fede

  10. 2011 maggio 9

    cara federica,

    scusa se ti rispondo dopo un po’ di giorni, sono stato un po’ impegnato. in definitiva penso che il tuo punto di vista sia corretto e mi fa piacere che controbilanci un po’ la pagina, che con solo la mia recensione era forse esageratamente negativa. mi diverte che, esattamente in maniera opposta alla mia, tu avevi letto solo cose negative su questo libro (la mia recensione), e alla fine ti è piaciuto. è molto ironico.

    per me è comunque difficile scostarmi dal mio tremendo giudizio. sarà anche che io quel sentimento, quella sorta di esitazione che non ti permette di vivere la tua vita, non l’ho mai provato. esistono le scelte, alcune sono difficili da prendere, ma vanno prese. non scegliere è di per sé una scelta.

    sul fatto che ti tiene incollato alla pagina, sono d’accordo, ma non lo trovo necessariamente un valore. quello è un dono che alcune persone hanno, quando scrivono. ad esempio stephen king ce l’ha, ma non tutto ciò che ha scritto è un capolavoro (alcune – poche – cose sì).

    comunque questa “conversazione letteraria” come l’hai giustamente chiamata l’ho trovata molto interessante e ti ringrazio di aver condiviso i tuo pensieri e di aver criticato, argomentando le tue critiche (cosa non scontata), i miei monologhi.

    torna spesso, a breve pubblicherò altre recensioni (anche se la parte fondamentale sono le citazioni).

    un caro saluto.

    fr

  11. 2011 maggio 25
    federica permalink

    leggo solo ora la tua risposta…

    nel frattempo ho letto il nuovo romanzo di de simone. se ho capito quello che non ti è piaciuto del primo, penso che questo invece ti piacerà parecchio… bellissimo, potente, personaggi che ti entrano nel sangue… io stessa che ho amato tasca di pietra ti dico che questo è almeno due spanne sopra…
    http://www.lafeltrinelli.it/products/9788889920619/I_denti_guasti/Matteo_De_Simone.html?type=1&srch=0&layout=2&page=1&cat1=1&aut=584745

    magari poi ti fa schifo lo stesso, però visto che mi hai consigliato un po’ di libri almeno te ne consiglio uno anche io…. ;)
    insieme a questo:
    http://www.ibs.it/code/9788845925740/simenon-georges/luci-nella-notte.html

    a presto

    f

  12. 2011 maggio 25

    siccome è giusto dare più possibilità alle persone, mi leggerò anche questo… poi però se non mi piace, di MDS non ne voglio sapere più nulla!

    e comunque, grazie delle segnalazioni. gli scambi intellettuali sono così belli.

    fr

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