Un cinese a Buenos Aires [pg. 206]
2010 febbraio 8
Il maestro continuò a parlare, tuttavia io pensavo di aver già trovato la soluzione: visto che creare un software imperfetto era altrettanto improbabile che creare un essere umano perfetto, la soluzione era sviluppare un software umano, ovvero un software che contenesse un altro software che non lo lasciasse funzionare efficacemente, una specie di virus interno che, proprio come un trauma infantile o una malformazione congenita, lo obbligasse ad avere dei dubbi o ad autosabotarsi, a fare a volte delle cose senza sapere perché e a fidarsi in certi momenti non di se stesso ma del caso. Lo battezzai GO, Grand’Omo, e occupa il primo posto nella lista delle cose che non farò mai.