Un cinese a Buenos Aires [pg. 202]
2010 febbraio 6
Un’altra sua tara notevole era la gestualità, come quei subnormali che si vestono all’indiana e pensano che siccome fanno yoga sfuggiranno al karma della propria idiozia, quel finto cinese sicuramente credeva che copiando i gesti dei monaci buddisti lo avrebbero candidato al Nobel per la pace, parlava lentamente e sempre con un inizio di sorriso sulle labbra ma non bisognava essere molto perspicaci per intuire che tutto quell’amore filantropico nascondeva un odio contenuto, ci scommetto una gamba che appena qualcuno gli passava davanti in coda al supermercato il cavernicolo che aveva dentro riemergeva, sempre pronto al massacro.