L’Era di Sinatra [recensione]

2009 novembre 2
by fr

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Ammetto che ho faticato a leggere questo libro. E non poco.  Quindi non lo posso certo consigliare spassionatamente. Tuttavia sono contento di averlo letto tutto. Il romanzo ha sicuramente dei punti interessanti, ma ha anche alcuni difetti (vedi la seconda parte della recensione). Il suo valore più grande risiede senza dubbio nella definizione dettagliata di un mondo parallelo funzionante, autosufficiente (benché privo di senso), popolato da esseri bizzarri e costellato delle più vomitevoli secrezioni.

Ohle è un visionario unico. La sua è una storia di viscere che si fondono, di mutazioni e mutilazioni volontarie, di esseri subumani afflitti da strane escrescenze (alcune addirittura commestibili…). Il tutto è normale, reale. Tant’è che sarebbe improprio dire che Ohle ha costruito questo microcosmo; lui lo ha letteralmente messo al mondo, come un demiurgo dà vita alla creta. E lo fa nascere immediatamente a regime, vivo, frenetico: reale. Questo mondo parte affiatato, bello dinamico, denso di liquidi, pustole e scambi non ortodossi.

Ovviamente, ha le sue regole interne. Regole incomprensibili, ma che il lettore riesce paradossalmente a seguire. È il famoso discorso dell’essere spettatore: se si accetta veramente questa condizione, allora si può accedere al mistero. Ma bisogna tenere sempre a mente che il mistero di questo libro è ributtevole, è viscido, è organicamente senza vergogna. Si potrebbe pensare ad un banale libro di fantascienza fetish, ma sarebbe riduttivo. È un libro in cui convivono reale e fantastico, scienza e pseudoscienza, americani, francesi e neutrodini (e il vero mistero è scoprire dove vada l’accento). È uno di quei casi in cui il concetto di trans-gender assume contorni inaspettati. Ad esempio il protagonista del romanzo, il famoso Moldenke, va in giro con 5 cuori, uno umano e 4 di pecora (zoppicanti) per i quali ha dovuto eliminare un polmone, altrimenti non entravano nel torace. Per non parlare poi dei personaggi che si fanno mutilare o modificare per motivi esclusivamente estetici. C’è chi si fa trapiantare orecchie di maiale, chi si fa invertire il piede destro col sinistro, e via dicendo. Il mio preferito? Il barista che si fa fare una mano di soli pollici.

Insomma, decisamente un romanzo da evitare per chi ha lo stomaco debole. Se avete dubbi, vi suggerisco di leggere le citazioni che abbiamo scelto (alcune delle quali bellissime) e magari pure la seconda parte di questa recensione. Poi sarete voi a decidere se avventurarvi in questo strano e budellosissimo libro.

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Visto che personalmente ho superato la prova di nausea, ho alcune cose da dire su quest’opera. L’edizione italiana è curata da ISBN edizioni: una delle case editrici indipendenti migliori d’Italia (Mr Brand New si è formalmente e concretamente riscattato con l’eccellente lavoro portato avanti con questo progetto; fino a poco tempo fa era senza dubbio uno sulla lista dei detestabili d’Italia con le sue pose ridicole; dal 2007 è il mio eroe). Sul mio personale sproloquio a tema case editrici, vi rimando qui. Veniamo dunque alle considerazioni del caso.

Sulla copertina de L’Era di Sinatra (edito da ISBN nel 2007) campeggia bel bella una scritta, proprio sotto al titolo; una sorta di avvertimento, un monito: Un romanzo molto strano. E fin qui non c’è proprio nulla di strano, perché è vero: ciò che stringete fra le mani è un romanzo parecchio bislacco. Se però vi accade, com’è accaduto a me, di leggerlo nel 2009, dopo l’uscita e la lettura di Motorman –  il primo romanzo di Ohle (prima edizione americana 1972) – la scritta assume tutto un altro significato: quello di un dialogo interno, e sfasato.

Sì, perché sull’edizione di ISBN di Motorman (2009) si legge: Un romanzo ancora più strano. E qui qualcosa di strano c’è, eccome. Innanzitutto c’è l’avverbio di quantità che, se non hai presente a cosa si riferisce, lo percepisci come un superlativo strampalato. L’effetto è sicuramente voluto e funziona, sia che uno abbia chiaro il rimando, sia che lo ignori. Ma la cosa più strana è che, sebbene l’ISBN abbia pubblicato prima L’Era di Sinatra (2007) e poi Motorman (2009), in realtà i due libri sono stati scritti nell’ordine inverso, a distanza di 32 anni. E Motorman ha lo stesso protagonista, con gli stessi 4 cuori di pecora. E il mondo è sempre quello stesso strambo futuro/presente pieno di incongruenze (sebbene in Motorman l’elemento di disgusto organico è più contenuto).

Dunque: fatemici capire qualcosa. C’è già abbastanza confusione nel mondo, perché mai una casa editrice così attenta avrebbe dovuto scegliere di pubblicare Ohle al rovescio­? Non ha senso. Eppure un motivo ci dev’essere.

Ohle, dopo aver scritto e pubblicato Motorman negli anni ’70 diventò un cult assoluto per pochi intimi. Talmente intimi che nessuna casa editrice gli ha ripubblicato il libro per 32 anni, facendo cadere lui e la sua opera prima nell’oblio generale (eccetto per quei pochi fortunati che avevano stretto fra le mani Motorman a suo tempo e andavano in giro a fotocopiarlo un po’ come è accaduto a Moccia…).

Nel 2004, la Soft Skull decide di pubblicare L’Era di Sinatra, pubblicizzandolo giustamente come il sequel dell’ormai introvabile e leggendario Motorman. Contemporaneamente, l’ormai defunta 3rd Bed Books, stava ristampando proprio quel libro leggendario. Si potrebbe dire che il 2004 è stato l’anno di rinascita di David Ohle. Dopo aver passato anni a tentare di pubblicare il seguito della sua saga ed ottenendo notevoli rifiuti (strano, eh? è un romanzo così conciliante…) finalmente, grazie al coraggio di due piccole case editrici, ritornava poderosamente sugli scaffali delle librerie con la saga per intero! E immagino anche con notevole clamore, come si addice ad opere così dirompenti.

Tutto questo trambusto ha evidentemente dato la possibilità alla ISBN di rendersi edotta dell’ambiguo e importante figuro chiamato David Ohle. E spiega così il mistero dell’inversione. Attendiamo tutti anche la traduzione del terzo e ultimo (si spera) capitolo della saga. Ma anche no.

Veniamo allora al dunque. Qui di sotto ci sono, a mio vedere, pregi e difetti di questo libro.

1. Motorman era un romanzo ancora più meglio
Dico, David, cristo: hai scritto un capolavoro assoluto, con uno stile asciutto, impeccabile. C’era davvero necessità di scomodare gli stessi personaggi, le stesse ambientazioni, per scrivere un altro libro che, tutto sommato, non c’entra una mazza ed è nettamente inferiore? Certo, i paragoni non sono carini, ma caro David, tu te li tiri a forza: scrivi un sequel. E decidi di tua spontanea iniziativa di scriverlo con uno stile totalmente diverso (infatti è proprio un libro diverso, che non ha molto da spartire con Motorman), perdendo quella leggerezza e quel romanticismo intrinseci che erano l’asse portante del tuo capolavoro. In sostanza per me hai fatto un errore: hai deciso di riportare in vita un mondo che avevi creato perfetto e lo hai abbrutito. Si può sicuramente argomentare che lo hai reso più umano, più accessibile, più Ohle, ma resta il dubbio che sia stata una scelta superflua e forse anche troppo comoda. Sicuramente evitabile.

Motorman resta un capolavoro imprescindibile, L’Era di Sinatra no.

2. 50 pagine in meno non facevano male a nessuno
Già che hai deciso di scriverlo con uno stile “giornalistico” anni ‘50 (ammissione dello stesso Ohle nella simpatica intervista via skype che si trova in calce al libro), serviva proprio dilungarsi in alcune parti inutili? Scusami, ma erano inutili. Capisco che l’arte è arte, ma anch’io, che leggo parecchio, ho vacillato prima della fine. Tutto sommato penso che alcuni tagli avrebbero potuto giovare moltissimo (lo so, anche alle mie recensioni).

Diciamo che agli anni ‘50 avrei levato volentieri 50 pagine.

3. Dimenticatevi le dimenticanze
L’idea delle dimenticanze è bella, funziona. Ed è ancora più bella se si pensa che passano esattamente una trentina di anni fra Motorman e L’Era di Sinatra. Il concetto è semplice e pare venga da qualche studio di sociologia o una roba simile: ogni 30 anni la società si “dimentica” dei propri errori e delle proprie derive. Una sorta di oblio necessario alla sopravvivenza. Il che riporta subito a Vico e alla dannazione a ripetere i propri errori. Nel romanzo la cosa è ben sviluppata, traspira in ogni pagina: tutti vivono con la sensazione che nulla è davvero fondamentale perché a un certo punto un’imminente dimenticanza spazzerà via ogni loro desiderio, speranza, preoccupazione, avere, idea. La vita dei personaggi è permeata di subdola indolenza e rassegnazione: ognuno agisce senza grande convinzione.

È una delle trovate migliori del libro (assente in Motorman) ed è anche autoironica.

4. La legge di Ratt non è uguale per tutti
Questo è l’aspetto del libro che più assomiglia alla narrativa distopica, anche se, come ogni cosa che tocca Ohle, è deviato. Infatti L’Era di Sinatra non è un libro distopico, perché manca l’ordine e il controllo tipico a là 1984. Potremmo forse coniare un nuovo termine per Ohle: distopia entropica, caotica; oppure: distopia viscerale, organica. Le leggi che Michael Ratt – una sorta di leader del mondo – emana variano da un giorno all’altro, sono assurde, prive di logica, di finalità (nessun riferimento al biscione, anche se il parallelo non sarebbe fuoriluogo). Un giorno è proibito leggere sui pedalbus, il giorno dopo è obbligatorio leggere sui pedalbus. La strategia di Ratt è generare caos in modo da punire arbitrariamente e assoggettare tutti a una sorta di terrore fatalistico. Chi possiede dispense (documenti difficilissimi da reperire e anch’essi senza senso) è esonerato dalle punizioni. Il che non significa che nessuno venga punito: qualcuno, anche se innocente, viene sempre punito.

Questo elemento de L’Era di Sinatra mi ha ricordato tantissimo la Lotteria a Babilonia, di Borges. E mi ha ricordato tanto anche questo (ahimè, purtroppo non si può più partecipare…).

5. Le orecchie di porco ti fanno bella
E questa è l’idea migliore del libro, anche perché è la più drammaticamente realistica. Ohle immagina un mondo in cui le persone desiderano essere modificate chirurgicamente. Un po’ com’è adesso, solo deviato, organico. La moda è farsi cambiare per essere più belli, per diventare unici: orecchie di porco, gambe invertite, occhi di maiale. Il silicone è escluso: solo modifiche organiche. Non è difficile immaginare un futuro, chissà, in cui ci ritroveremo tutti a vantarci non già delle nostre DC Shoes o del nostro moncler, ma della nostra nuova gamba di cerbiatto o delle nostre chiappe di babbuino operate di fresco; per non parlare del cuore di porco. Tutto in una promiscuità di organi di ogni specie, animale e non. Alcuni trapianti saranno funzionali, altri estetici.

Comunque sia, per Ohle, il maiale farà tendenza, e a quanto pare non è il solo a pensarla così.

In definitiva, se proprio volete leggere un libro di Ohle, comprate Motorman. Anzi, no: compratelo comunque (finché resterà in stampa), pure se di Ohle non ve ne frega una cippa. È un libro veramente unico, irripetibile e struggente. Si legge d’un fiato e vi tiene in tensione tutto il tempo. Tutte cose che non si possono dire de L’Era di Sinatra, anche se non è totalmente da buttare. Ma la differenza resta netta: Motorman è un’opera unica, geniale. Un miracolo di letteratura che lo stesso suo creatore ha tentato di replicare senza successo.

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